Stagione 2017-2018

Teatro Out Off

Victor Hugo e Adele – Georges Simenon e Marie Jo “Una Promessa d’Amore”

Data (e)
dal 14/11/2017 al 3/12/2017
ESCLUSI 20/11 E 27/11
Ora inizio spettacolo
da martedì a venerdì ore 20.45;
sabato ore 19.30;
domenica ore 16.00
Biglietti: €18,00
costo prevendita e prenotazione 1,50/1,00€ (salvo diverse indicazioni per specifici spettacoli)

Riduzioni: 12.00€ (Under 25) - 9.00€ (Over 65 Convenzione con il Comune di Milano)
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di Lucrezia Lerro
regia Lorenzo Loris
con Monica Bonomi, Silvia Valsesia
dipinti per proiezioni di scena di Giovanni Franzi
scena Daniela Gardinazzi, costumi Nicoletta Ceccolini
luci Alessandro Tinelli, collaborazione ai movimenti Barbara Geiger
foto di scena Agneza Dorkin

Con il patrocinio di
Patrocinio Regione Lombardia

Spettacolo in abbonamento
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In occasione dello spettacolo si svolgeranno delle brevi conferenze sui temi affrontati nella pièce. Introdurranno alcune delle repliche Elisabetta Sgarbi, editore e regista (14 novembre), Giammaria Occhi, psicoterapeuta e psicoanalista (15 novembre), Luigi Zoja, psicoanalista (16 novembre), Maria Rita Parsi, scrittrice e psicoterapeuta, (18 novembre), Antonio Riccardi, editore e poeta (21 novembre), Massimo Recalcati, psicoanalista (30 novembre). Gli incontri saranno presentati da Lucrezia Lerro.

Nel proseguire la sua ricerca tra letteratura e drammaturgia, Lorenzo Loris propone un testo della scrittrice e poetessa Lucrezia Lerro sulle vite sfortunate delle figlie di Victor Hugo e di Georges Simenon. Un progetto che continua idealmente quello realizzato dal regista nel 2013 con “Prodigiosi deliri” dove venivano presi in esame alcuni famosi casi psichiatrici. Qui il contesto e il fuoco di attenzione non sono solo la malattia mentale, ma il rapporto padri–figlie dove i padri sono oltretutto due grandi personaggi della storia della letteratura. Nel testo c’è un rapporto con la vita vera, la letteratura e la storia. Si tratta delle biografie drammatiche della figlia Adèle di Victor Hugo che, dopo essere corsa dietro a un impossibile sogno d’amore, fu rinchiusa in un ricovero fino alla sua morte, avvenuta a 85 anni e della vita altrettanto disperata ma brevissima della figlia di Georges Simenon, suicidatasi a 25 anni. Due esistenze tragiche che nell’intento dell’autrice dialogano a 100 anni di distanza confessandosi e rendendoci partecipi della loro sofferenza e della loro follia, segnate dal rapporto con due uomini dalla forte personalità artistica e letteraria in cui è ravvisabile almeno il dubbio che padri troppo ingombranti, molto impegnati, molto famosi e molto ricchi possano aver segnato la fragilità delle figlie.

Nonostante la paternità di due geni della letteratura mondiale, le due figlie vissero, in momenti diversi, percorsi di vita di grande sofferenza, che le videro entrambe lottare con la malattia mentale.

Lo spettacolo racconta cosa accade nella vita di due donne quando i loro “giganteschi” padri non riescono ad amarle come vorrebbero. Le colpe dei padri ricadono inevitabilmente sui figli? Chi può dirsi senza macchia? Le due scoprono tra dolore e visioni che gli uomini inventano le colpe. Marie Jo frequenterà nell’ultimo periodo della sua breve vita la clinica Villa des Pages fino a quando all’età di 25 anni si sparerà un colpo al cuore. Adèle invece sopravvivrà fino a 85 anni reclusa in una casa di cura psichiatrica. Le due donne, eroine d’amore, raccontano di come si può morire per una domanda che non trova risposta, e raccontano le loro vicende di fronte allo specchio imperfetto delle sofferte esistenze.

La “follia della vecchiaia” di Adele Hugo in scena è direttamente connessa alla “nevrosi giovane” di Marie Jo, perché rappresenta per certi versi ciò che Marie Jo sarebbe potuta diventare se fosse sopravvissuta. Le due protagoniste sono infatti due facce della stessa medaglia che stanno ad indicare due fasi della vita, ovvero due momenti della sofferenza psichica in due fasi differenti della vita. L’una si riflette nell’altra e nel riflesso colgono i loro tormenti, e i potenti veleni che circolano tra i loro pensieri.

L’idea di “Victor Hugo e Adèle, Georges Simenon e Marie Jo – Una promessa d’amore” nasce dalla necessità di indagare e vivisezionare la pena umana, quella di cui ognuno fa esperienza nell’arco della propria vita. Pena che si può avere la fortuna di utilizzare come pretesto per individuarsi, per differenziarsi, finendo così per non sentirsene più schiavi o sopraffatti.

“Una promessa d’amore” nasce da anni di scavo nella scrittura, nella possibilità di darle forma, nella possibilità che la scrittura dà di scovare zone inedite di noi stessi e degli altri. L’idea di Adèle e Marie Jo si sviluppa grazie alla ricerca ossessiva nel mondo eterogeneo di personaggi complessi per via della loro storia personale. Spesso nei miei lavori letterari mi soffermo su figure realmente esistite come nel caso di Adèle, quintogenita di Victor Hugo nata nel 1830 e Marie Jo, unica figlia femmina di Georges Simenon nata nel 1953. Entrambe francesi, entrambe figlie di due giganti della letteratura. Ciò che ho subito compreso sprofondando nelle vite di Adèle e Marie Jo è che si somigliano nelle loro diversità, nella lotta e nella pena. I tormenti e il desiderio di gioia hanno assillato entrambe nella realtà dei fatti di cui in parte ho tenuto conto nella stesura del testo teatrale che allo stato attuale è soprattutto d’invenzione e di scrittura. Dico questo perché il testo è in divenire così come lo è la vita teatrale. Mi sono soffermata, prima di scrivere, sulle due epoche diverse dei personaggi in questione, che si confondono tra desideri e paure, tra memoria e sopportazione del dolore. Ho tentato di comprendere le fragilità delle due famiglie, gli Hugo e i Simenon, che spero emergano dal racconto di Adèle e di Marie Jo, dal loro rapporto speciale con le figure genitoriali.

Il filo rosso, se ce n’è uno, è la ricerca d’identità delle due donne che avviene attraverso le ferite, la consapevolezza delle stesse, i tentativi di libertà, la paura di accettare la propria diversità che assume per ognuno nel tempo una connotazione positiva. L’individuazione Junghiana dovrebbe essere la meta. (E a proposito di tentativi di individuazione: Adèle, che parte dalla Francia in nave per Halifax (Canada) per tentare di realizzare il suo desiderio d’amore, morirà in manicomio all’età di ottantacinque anni. Marie Jo, che tenta il suicidio più volte per cercare di liberarsi da una realtà che le era insopportabile, si ucciderà con un colpo di rivoltella al cuore a venticinque anni). Adèle e Marie Jo sono due facce della stessa medaglia, della sofferenza psichica, del mal di vivere, di una domanda d’amore che affonda le sue radici nell’infanzia, nel rapporto con i padri e con le madri.

“Forse mai nessuno si sentirà amato come vorrebbe”, è a partire da qui che Adèle e Marie Jo tentano di farcela, a modo loro, ponendo al centro della vita il desiderio d’amore, una domanda troppo complicata per trovare risposta. L’una è in qualche modo ciò che potrebbe essere l’altra e viceversa. L’una soffre quanto l’altra tra nevrosi e complessi.

La sofferenza psichica non fa sconti, mai. E Adèle e Marie Jo con le loro storie di vita potenti ne sono l’esempio perfetto.

Lucrezia Lerro

Lucrezia Lerro ha pubblicato i romanzi Certi giorni sono felice (2005), Il rimedio perfetto (2007), La più bella del mondo (2008), La bambina che disegnava cuori (2010), Sul fondo del mare c’è una vita leggera (2012), La confraternita delle puttane (2013), Il sangue matto (2015), Il contagio dell’amore. Etty Hillesum e Julius Spier (2016) e il recentissimo La giravolta delle libellule (2017) per La nave di Teseo. È autrice inoltre delle raccolte di versi L’amore dei nuotatori e Il corollario della felicità. Sue poesie sono state pubblicate su “Nuovi Argomenti”, “Almanacco dello Specchio” e nell’antologia “Nuovissima poesia italiana”.

Lorenzo Loris è da trent’anni il regista stabile del Teatro Out Off di Milano. Nella sua lunga attività ha realizzato un originale percorso attraverso la drammaturgia contemporanea e del Novecento: da Boris Vian a Tennessee Williams, a  Joe Orton  e  Lars Noren, da Thomas Bernhard a Bertolt Brecht per arrivare ai contemporanei,  tra i quali, Peter Asmussen, scrittore danese e sceneggiatore di Lars Von Trier,  Edward Bond (Premio Ubu 2005),  Rodrigo Garcia. Loris ha lavorato molto anche sulla drammaturgia italiana mettendo in scena testi di nuovi autori (Roberto Traverso, Massimo Bavastro, Edoardo Erba, Gigi Gherzi, Renato Gabrielli). Negli ultimi anni Lorenzo Loris ha sviluppato un confronto sempre più serrato con i massimi esponenti del ‘900 (Jean Genet, Samuel Beckett, Arthur Miller, Harold Pinter, Jean-Luc Lagarce, Raffaello Baldini, Giovanni Testori, Carlo Emilio Gadda, Pier Paolo Pasolini, Italo Calvino). Questo confronto lo ha portato ad affrontare i grandi autori del passato (Maurice Maeterlinck, Henrik Ibsen, Marivaux, Carlo Goldoni, Shakespeare, Dostoevskij) con un bagaglio di esperienze tali da permettergli un lavoro approfondito e rigoroso sul testo, con l’obiettivo di mettere in sintonia le parole dell’autore con la nostra contemporaneità. Nel 2011 ha vinto il Premio ANCT – Associazione Nazionale dei Critici di Teatro, in particolare per il suo accurato e fine complesso di messinscene pinteriane.

Monica Bonomi, diplomata alla scuola d’arte drammatica Paolo Grassi, è  attrice, regista di teatro, insegnante di recitazione.   Lavora nel Cabaret come attrice e autrice comica, collaborando con  lo Zelig di Milano,   Antonio Albanese, Dario Fo e Franca Rame.  Nel 2000 scrive dirige e interpreta Lamore. Il testo viene selezionato da Nuove Drammaturgie Outis. Dagli anni novanta fino al 2004 si  occupa  di teatro sociale.  Tra i diversi spettacoli interpretati  si ricordano: “ La via di una scimmia”- regia di Gaetano Sansone, in collaborazione con Luciana Melis. “Penelope”-  regia di Mario Morini, “ 84” -regia di Andrea Lisco, “Prometeo o dei giorni felici” – regia di Amedeo Romeo,   “Blanche e Jane” – regia di Maria Pia Pagliarecci, “ La tempesta”- regia di Gianlorenzo Brambilla. Nel 2013 ha pubblicato il suo primo romanzo: “Io non so fare niente”. Con l’Out Off nel 2014 è interprete insieme a Gigio Alberti di “Vera vuz” di Edoardo Erba e successivamente ne “La cognizione del dolore “ di Gadda entrambi con la regia di Lorenzo Loris.

Silvia Valsesia, classe 1990, consegue il diploma di attrice nel 2012 presso la Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano.

Tra i maestri che maggiormente hanno lasciato un segno nella sua formazione vi sono Maria Consagra e Maurizio Schmidt, con il quale lavora dal 2013. Per la sua regia recita in: “Buon Lavoro” opera teatrale aperta, “Decameron” di Boccaccio, “Sogno di una notte di mezza estate” e “Molto Rumore per nulla” di W. Shakespeare. Nel 2017 recita ne “Il Principe Mezzanotte” spettacolo per bambini della Compagnia Teatropersona, andato in scena anche nella versione francese al Théatre de la Villette a Parigi.