Stagione 2017-2018

Teatro Out Off

Una ragazza lasciata a metà

Data (e)
dal 3/04/2018 al 8/04/2018
Ora inizio spettacolo
martedì, mercoledì e venerdì ore 20.45,
giovedì e sabato ore 19.30, domenica ore 16.00

di Eimear McBride

traduzione Riccardo Duranti

con Elena Arvigo

regia e  elaborazione drammaturgica Elena Arvigo

scenografia Alessandro Di Cola

disegno luci  Manuel Molinu

assistente alla regia Tullia Attina’

foto    Manuela Giusto

spettacolo in abbonamento a Invito a Teatro

Da giovedì 29 a sabato 31 marzo 2018 presso Teatro Out Off – Milano

Laboratorio di recitazione con Elena Arvigo rivolto ad attori, drammaturghi, registi

Informazioni e iscrizioni entro il 25 marzo lestaffette@gmail.com; arvix@mac.com

 

“E lo so cosa dici tu. Coraggio vieni dici. Vieni con. Vieni giù. Vieni giù dove l’acqua diventa bollente e scorrono fiumi che portano pietre. Tuffati. Tuffati con me. Dici. Mi dici. Mi dici come ti chiami e questa volta mi dico la verità. Sssssh. Vivremo lì, per i mille anni. Ecco fatto. Ecco fatto. “

L’intenso romanzo d’esordio dell’irlandese  Eimear Mcbride “Una ragazza lasciata a metà”- libro rivelazione  di rara e preziosa intensità vincitore di numerosissimi premi e  definito all’unanimità della critica un “disturbante capolavoro “  racconta il percorso di crescita lasciato a metà di una ragazza nella cronaca del rapporto con il fratello : c’è una ragazza, la narratrice, e c’è suo fratello, il suo “tu” – Non ha un nome la ragazza di Eimear McBride ma ha una voce ed è una voce potente e brutale . E’ attraverso  la voce della “ragazza a metà “che fluiscono  e pulsano i pensieri di chi le sta intorno come se fossero i propri. I due fratelli  sono i due poli di una galassia famigliare sospesa tra salvezza e perdizione: lui reduce da un tumore al cervello, lei vittima di una continua violenza tra le mura domestiche che trova sfogo solo in una nevrotica espressione della sessualità. Non tanto dunque semplicemente un flusso di coscienza quanto  potente ,inconscia e ininterrotta insurrezione contro un’esistenza feroce.

Non soltanto la ragazza-narratrice di questo romanzo è una cosa lasciata a metà, ma lo è anche il suo linguaggio,  La punteggiatura rompe ogni regola e convenzione letteraria   e ci costringe a un tuffo dentro la pericolosa sintassi dell’emozione .La  ragazza lasciata a metà  canta della  ferita aperta e  questo canto in stream of consciusness  chiede di lasciarsi trasportare al largo da onde sempre più alte che attirano i corpi verso abissi bui , e chiede che nell’immergerci in questo oceano di dolore e rabbia per il mondo degli adulti, si lasci  a riva la paura delle emozioni crude . Questo racconto  è intimo viaggio nei pensieri, nei sentimenti e nella sensibilità caotica di una ragazza  vulnerabile e “quasi” perduta .Sempre presente e innegabile è infatti  dall’inizio alla fine , anche nei momenti più bui e dolorosi del testo , lo slancio vitale che rende questa confessione un ‘estrema e potente possibilità di salvezza. Il romanzo è fittissimo di preghiere che entrano  nel discorso della narratrice: preghiere abbozzate, preghiere interrotte, preghiere originali (appare spesso il Salve, Regina). Si potrebbe dire quasi che questo libro intero è il tentativo di tessere una preghiera. Non verso il Dio cristiano, ma verso quel “tu”, il fratello sull’orlo del precipizio.

*Il romanzo ha vinto in Irlanda e Regno Unito numerosi e prestigiosissimi premi (il Goldsmiths Prize nel 2013, il Bailey Women’s Prize for Fiction, il Kerry Group Irish Novel of the Year Award e il Desmond Elliott Prize nel 2014)

 

DALLA RASSEGNA STAMPA

Corriere della Sera – 14 Dicembre 2017  di Franco Cordelli

[…] Non credo che «questa grande attrice» (così Sergio Lo Gatto) avesse in mente un simile effetto. Ma cos’è quel suo interrompersi, impossibilitata ad andare avanti e riprendersi; cos’è il suo saltare da un leggìo all’altro (ce ne sono sei); cos’è il suo aggrapparsi alle aste, che reggono le parole ancora non cadute come le foglie dorate che sono ammucchiate a terra, quelle aste che sono rami di un albero? Non è che non parli, Elena; come nel romanzo parla per ogni familiare, smozzica, taglia, mette punti invece di virgole. E poi si copre la bocca con la mano destra e gli occhi con la mano sinistra e di nuovo, con la destra, si tocca la fronte, la lascia cadere lungo il fianco — quasi non avesse più la forza. Allora si allaccia il giubbetto, tira su la lampo, ficca le mani in tasca, si piega su quel bianco, minuscolo inginocchiatoio. «Ho conosciuto un uomo che mi ha picchiata. Ho conosciuto un uomo che mi ha rotto il braccio. Ho conosciuto un uomo che mi ha chiesto cosa ci fai in giro a quest’ora. Ho conosciuto un uomo. E mi sono coricata». E io, spettatore e critico, mi sono poggiato al muro e, perduto in quella rabbiosa o spaurita voce, in quel corpo privo di pace, io ero felice. […]

La Platea – 15 Dicembre 2017  di Cristian Pandolfino

[..] L’attrice estremamente sensibile qual è, Elena Arvigo riesce a regalare una interpretazione toccante, frastornata, viscerale, consegnando al pubblico una sorta di struggente lettera scritta dal luogo più solitario del mondo: l’anima di questa giovane. [..]

Il Gufetto – 11 Dicembre 2017  di Eleonora Bucciero

[..]Il pubblico incantato viene immediatamente colpito dalla semplice ma attraente disposizione scenica. esibizione davvero toccante di Elena Arvigo. La posizione in cui si pone lei nell’interpretare il personaggio, è trasversale ed è l’unico modo in cui poter far arrivare un personaggio simile. In più, risulta davvero interessante e poco comune la capacità di saper spostare l’attenzione del pubblico da una fase di ascolto ad una di pura critica. La sua azione scenica, da attrice, non è mai finita, quanto piuttosto infinita, in un perenne divenire caratterizzato sempre da qualcosa di diverso anche se apparentemente statico.

Agisce in scena come un fantasma, lascia traccia di sé e delle sue parole -. Il testo interpretato aiuta a smuovere gli animi e ad esercitare la coscienza di ognuno a scovare l’alternativa nascosta dietro ad ogni azione, anche quando ci appare quanto mai inevitabile e definitiva. [..]

IL Tabloid – 9 gennaio 2018  di Maria Chiara D’Apote

[..]Una prova d’attrice incredibile, talmente dolorosa e faticosa !Siamo  ammirati, come lo saremmo vedendo un maratoneta all’arrivo, dopo chilometri di corsa… Elena Arvigo deve cavalcare un puledro molto irascibile e quasi indomabile. Questo testo e riunificato in un solo atto grazie alla bravura dell’attrice che alla fine dello spettacolo esce come un pugile che lascia il ring. Noi siamo dalla parte dell’artista. Sappiamo cosa vuol dire quando un attore  deve far vivere un testo con il proprio corpo. Le voci sono personaggi della storia narrata, che si presentano come un fiume in piena: Elena Arvigo passa da un leggìo all’altro, dove sono posizionate luci fisse calde che riprendono i colori delle foglie sparse sul palcoscenico, in una scenografia essenziale, luoghi deputati  che l’attrice rende “mobili”: il clima, i paesaggi, le emozioni dei personaggi, gli eventi, si trasformano in fotogrammi ben riusciti per chi come lo spettatore ha come strumento solo la voce dell’attrice [..]

Teatro e Critica  – 14 Dicembre 2016 –di  Sergio Lo Gatto – [..]Passando vertiginosamente dalla seconda persona rivolta al fratello alla terza persona femminile che identifica la madre, Arvigo entra ed esce dal racconto, mette in gioco una presenza intera e fragile, combattiva e arrendevole, nevrotica e paziente. Nel comporre, respiro dopo respiro, un disturbante e commovente ritratto graffiato, questa grande attrice  muove una drammaturgia fisica fatta di sguardi e micro movimenti, lanciandosi da un leggio all’altro come se cercasse chissà quali risposte. Ma il finale somiglia tanto all’inizio, il dialogo tra pieno e vuoto pende pericolosamente sul secondo soggetto: come se fosse la vita a far parte della morte e non il contrario. E, sarà questo freddo dicembre, ma al momento di alzarsi dalla poltrona, anche la temperatura corporea sembrava aver perso qualche grado. [..]

Paper Street  –  16  Dicembre 2016 – di Sarah Curati –  [..]Arvigo si fa lei stessa l’orlo del baratro su cui è sempre in bilico: unica attrice e narratrice su un palco sovrastato da cappelli sospesi come identità fantasma e disseminato di terra e leggii (scenografie Alessandro Di Cola). Lei è la sua voce, quella del fratello amato, della madre austera, dello zio abusatore e quella di tutti coloro che si sentono in diritto di aggredirla fisicamente o metaforicamente: cuore pulsante di dolore e rabbia mai affettato o patetico ma sempre misurato che riesce a rendere visivamente paesaggio esteriore ed interiore in ogni sguardo, ricordo, o rimozione del pensiero. [..]

Si ringraziano : Giuliano Scarpinato  per la prima parte del lavoro , Marialuisa Giordano e Erika Cofone per accompagnami  sempre  nella comunicazione ,  Rodolfo Di Giammarco e Natalia Di Giammarco per aver trovato e consegnato questo testo il cui primo studio  e’ andato in  scena nella rassegna romana  “Trend” .

 

Eimear Mcbride nasce a Liverpool nel 1976, da genitori originari dell’Irlanda del Nord. A diciassette anni si trasferisce a Londra per studiare recitazione presso il Drama Centre. A ventisette anni scrive il romanzo “Una ragazza lasciata a metà”, con cui vince nel 2013 il premio Goldsmith. Nel 2014, con lo stesso libro, vince il Baileys Women’s Prize for Fiction e viene candidata per il premio Folio. Il suo secondo romanzo “The lesser bohemians” (2016) ha recentemente ottenuto – agosto 2017- il premio James Tait Black, uno dei più antichi e prestigiosi premi letterari per libri scritti in lingua inglese.

Elena Arvigo, attrice e regista si è diplomata all’Accademia del Piccolo Teatro di Milano, ha avuto la segnalazione speciale “Premio Hystrio” nel 1999. In teatro è stata protagonista di tourné nazionali e internazionali, tra le quali: “Le signorine di Wilko” regia di Alvis Hermanis e “Noccioline” di Fausto Paravidino, regia di Valerio Binasco. E’ stata inoltre diretta  da G. Strehler, E. Nekrosius, J. Lassale, P.Greenaway, V.Binasco, A.Longoni, N. Bruschetta, G. Boncoddo, F. Però. Ha preso parte a progetti internazionali per il cinema lavorando, tra i quali, con L.Pieraccioni, P.Virzì . Per la televisione è stata protagonista della “Piovra 10” e di numerosi film storici tra i quali “Perlasca”.  All’Out Off in questi ultimi anni ha presentato 4:48 Psycosis di Sarah Kane (2014), Maternity Blues di Grazia Verasani (2015), Il Bosco di David Mamet (2015), Donna non rieducabile di Stefano Massini (2015), I monologhi dell’atomica da Svetlana Aleksievich, Kyoko Hayashi (2016), L’imperatore della sconfitta di Jan Fabre (2017).