Stagione 2017-2018

Teatro Out Off

Le cosmicomiche / La boutique del mistero Calvino Incontra Buzzati

Data (e)
dal 2/05/2018 al 27/05/2018
Ora inizio spettacolo
da martedì a venerdì ore 20.45;
sabato ore 19.30;
domenica ore 16.00

di Italo Calvino e Dino Buzzati
regia di Lorenzo Loris
con Paolo Bessegato, Pietro Bontempo
scena Daniela Gardinazzi, costumi Nicoletta Ceccolini,
luci Alessandro Tinelli

interventi video Toison

consulenza musicale Ariel Bertoldo

collaborazione ai movimenti Barbara Geiger

Foto di Agenzia Dorkin

spettacolo in abbonamento             Invito a Teatro

 

La replica del 3 maggio inizierà eccezionalmente alle ore 18.45

Con questo nuovo progetto di Lorenzo Loris dedicato alla Letteratura Italiana dei grandi autori del Novecento, il regista si pone l’obiettivo di mettere in relazione parte del mondo letterario di Calvino con quello di Dino Buzzati.

Calvino e Buzzati costruiscono la narrazione da un assunto fantastico: sovente i loro racconti nascono da un presupposto decisamente non realistico.

In Calvino il fantastico è una trama leggera intrecciata nel vuoto. Per Buzzati il fantastico ha un peso, un’ancora gettata nel reale. Nei suoi racconti spesso lo spazio è duro e  non coinvolgente ed avvolge i personaggi con un vento di tristezza. Il fantastico di Calvino è ricco di colori sgargianti, quello di Buzzati ha i colori delle terre. Entrambi tuttavia  giungono ad una ulteriore convergenza rappresentata da una vena ironica. Che lascia spazio ad un sorriso liberatorio.


Mercoledì 9 maggio, alle ore 18, al Chiostro Nina Vinchi del Piccolo Teatro, il regista Lorenzo Loris e gli interpreti Paolo Bessegato e Pietro Bontempo presenteranno al pubblico lo spettacolo. Interverrà  Lorenzo Viganò, giornalista del Corriere della sera e scrittore, curatore delle opera di Dino Buzzati.

 


In alcune delle repliche dello spettacolo si svolgeranno incontri con scrittori e giornalisti a cura di Lorenzo Viganò:

(venerdì 4/5) “Dino Buzzati alla Domenica del Corriere. L’ideazione del giornale, tra arte e notizie” interviene Viviano Domenici, giornalista e scrittore, responsabile per decenni delle pagine scientifiche del Corriere della Sera; (martedì 8/5) “Dino Buzzati e la montagna” interviene  Lorenzo Cremonesi, inviato del Corriere della sera, per quarant’anni ha seguito le vicende mediorientali come corrispondente da Gerusalemme e inviato in Iraq, Afghanistan, Libia, Siria; (mercoledì 16/5) “Dino Buzzati e la cronaca (nera e non solo)” interviene Giangiacomo Schiavi, giornalista, scrittore, è stato fino al 2015 vice direttore del Corriere della sera; (martedì 22 maggio) “Dino Buzzati e il cinema” intervengono Agnes Spaak, attrice e fotografa (tra le sue numerose interpretazioni quella nel film “Un amore” dal romanzo di Dino Buzzati) e Lorenzo Viganò, giornalista del Corriere della sera e scrittore, curatore delle opera di Dino Buzzati


Note di regia

In generale nei racconti di Buzzati prevale lo sguardo sull’essere umano, un’ottica psicologica e filosofica, spesso anche affettuosa, sulla condizione umana; mentre in Calvino la prospettiva sembra quasi evoluzionistica, sul genere umano come specie, e, di riflesso, su quella del mondo in cui viviamo. Ma naturalmente le diversità e le affinità fra i due scrittori sono ben più sfumate. A costo di qualche minima schematizzazione, ho cercato di raccapezzarmi spesso su come farle fluire e collegarle in uno spettacolo unico. Una considerazione da fare, forse di una qualche fecondità, è sul tempo dei racconti, sugli archi narrativi, che quasi sempre consiste con la vita umana individuale per Buzzati, mentre sono spesso molto più ampie le prospettive temporali di Calvino, evoluzionistiche appunto. La maggior parte di tutti questi racconti condividono un taglio surreale, o uno sguardo magico, che è ciò che li tiene assieme in prima battuta, anche se, lo scritto di Calvino sull’opera di Buzzati,( che segue qui sotto) datato 1980 mi sembra che costituisca una traccia unificante fra questi due grandi scrittori, sufficiente di per sé a spiegare il senso dell’accostamento, nonostante la varietà delle tematizzazioni e degli approdi narrativi cui giungono entrambi. CALVINO (1980): “Ero nell’età in cui Poe regnava sul mio Pantheon così come aveva regnato su quello di Buzzati. Devo dire che lo stampo del racconto buzzatiano , preciso come un meccanismo che si tende dal principio alla fine in un crescendo d’ attesa, di premonizione, d’angoscia, di paura, diventando un crescendo di realtà, diede forma al mio modo di concepire una narrazione. Tanto che quando, appena finita la guerra, mi misi a scrivere storie che passavano per neorealiste, era l’insorgere d’angoscia di paura, d’irrealtà delle situazioni buzzatiane che operava in me come modello. In seguito scrittori più problematici e più densi di coscienza intellettuale ebbero su di me un ascendente che sembrava mettere in ombra quella prima lezione, ma si trattava d’un altro tipo di influenza. L’ iperintellettualismo dei tempi che seguirono sembrava scivolasse, senza sfiorarlo, intorno a quest’uomo asciutto e civilissimo che vedevamo muoversi imperturbabile e gentile attraverso le sere milanesi degli inverni esistenzialisti e ideologici. Oggi comprendiamo che la sua misura, nel mantenersi in una dimensione artigiana dello scrivere, era la sua forza; una dimensione il cui valore oggi la cultura letteraria dovrebbe essere in grado di riconoscere …” Quelli di Calvino e di Buzzati sono materiali molto evocativi e spesso poetici, ciascun racconto crea un mondo a se stante, spesso molto connotato e peculiare. Ho cercato di metterli assieme seguendo fin qui un istintivo criterio di suggestione che mi ha condotto a sceglierne 4 su 85. Due di Calvino e due di Buzzati. Ciascuno di essi mi ha parlato profondamente, a modo suo e io ho cercato le chiavi per riunirli in un discorso comune. Vi è tra Buzzati e Calvino una contemporaneità di vita artistica. Nel mondo di entrambi, intriso di sogno, vi è la perdita della nozione del tempo che è una delle coordinate della vita. Perdere questa coordinata significa infilarsi in un tunnel senza ritorno; è concesso solo andare avanti verso una meta che si allontana e risulta indefinita. I loro protagonisti perdono il senso comune del vivere e si adeguano ad un senso superiore e non accettabile dalla logica, che fanno proprio senza discutere. I loro voli arditi ci portano lontano ma, al tempo stesso, ci permettono “atterraggi sicuri”. Sulle ali delle loro pagine non siamo novelli Icari, ma viaggiatori che fanno rientro con un arricchimento per ciò che hanno sperimentato in virtù di quelle nuove prospettive. Lo spettacolo inizia con il racconto di Calvino “La distanza della luna”. Il protagonista ha un nome bizzarro, palindromo: Qfwfq. Riferendosi alla donna che ha amato infiniti anni fa si domanda: “Ma lei? Chiedendomelo ero diviso nei miei timori.” A questi “timori” risponde alla fine Buzzati con il suo “Inviti superflui”. La chiusa del suo racconto, è per certi versi la risposta ai quesiti d’amore che nel testo d’apertura dello spettacolo si pone il protagonista di Calvino. La narrazione teatrale si apre quindi con il desiderio di realizzare il sogno d’amore di un uomo senza tempo Qfwfq, completamente perso per la moglie del capitano, e si chiude con lo stesso desiderio umano vivo e direi quasi quotidiano di essere amato come ognuno oggi vorrebbe, attraverso le parole dell’ anonimo protagonista di Buzzati (in cui non stentiamo a riconoscere la voce dell’autore) con “ma tu – adesso ci penso – sei troppo lontana…” I due racconti “La memoria del mondo” e “Ragazza che precipita” sono collocati a seguire, tra il primo suddetto di Calvino e l’ultimo sogno d’amore non realizzato di Buzzati. “Inviti superflui” é il finale quindi, non solo perché è il più potente e poetico di tutti e tre, ma perché è il fil rouge, sotterraneo della complessiva narrazione teatrale. “La memoria del mondo” apre alla disillusione amorosa e irrompe sulla scena prima piano, poi forte, laddove si apprende che lui, unico protagonista, ha fatto fuori la moglie. Non é forse per troppo disamore che ci si patologizza e ci si uccide o uccide l’altro? E poi subito dopo, “Ragazza che precipita” è un respiro, la possibilità che questo amore tanto cercato nei suddetti tre racconti possa essere qui spiegato attraverso la complessità femminile che per l’uomo è sempre una terra da conquistare. Questo racconto fa da raccordo con i due precedenti e aggancia quello finale e successivo che descrive l’amore assoluto; quello che potrebbe durare ma che non dura, quello che potrebbe fiorire se l’altro soltanto potesse parlare la stessa lingua dell’amato. Ma ahimè, i fiori che a volte potrebbero durare non durano e Buzzati l’aveva ben intuito e forse vissuto. Non è che vogliamo vedere l’amore dappertutto, c’è… Ma si sa che l’oscurità è il colore preferito degli scrittori perché soltanto da lì può levarsi luce nuova e perché la vita dura oltre le distanze, con i suoi bagliori lunari che fanno sì che per il viandante la notte possa essere anche giorno.

Lorenzo Loris

Italo Calvino, pur essendo universalmente conosciuto e ricordato per le opere letterarie, ebbe un fitto rapporto con il teatro.  Agli inizi della carriera scrisse opere teatrali, vincendo il Premio Riccione per il teatro e come giornalista si occupò di teatro per l’Unità. Ma oltre al rapporto quasi  sconosciuto e sottovalutato che Calvino aveva con il teatro, a Lorenzo Loris  interessa esplorare la potenza del suo linguaggio fantastico e realistico in scena, indagando il ruolo culturale di grande intellettuale ed innovatore della letteratura italiana, capace al tempo stesso di raggiungere vertici di profondità e leggerezza.

Dino Buzzati, giornalista, romanziere, scrittore di racconti. Da cronista per il Corriere della Sera, ha sottolineato le deformazioni dell’uomo, colpevole di aver smarrito la sua purezza originaria. Il lavoro come giornalista ha ispirato il suo romanzo più famoso “Il deserto dei tartari”: il deserto è la vita nella fortezza del giornale, che promette i prodigi di una solitudine che è al tempo stesso abito e vocazione. Attraverso i suoi scritti, è riuscito a raffigurare e a osservare con occhio critico il clima dominante in Italia durante e dopo la seconda guerra mondiale, i compromessi borghesi, la violenza sovversiva. Ha avuto anche uno stretto rapporto con il teatro. Soleva dire: “Il teatro è una cosa infernale, il teatro mette l’uomo in una situazione completamente diversa dalla vita normale. Ed è per questo che è affascinante. Quando entri nel mondo del teatro, entri nella favola, entri nella fantasia, entri nel mito, entri nella droga. Il teatro è una droga.”