Stagione 2018-2019

Teatro Out Off

Edipus

Data (e)
dal 26/03/2019 al 19/04/2019
Ora inizio spettacolo
martedì, mercoledì e venerdì ore 20.45,
giovedì e sabato ore 19.30, domenica ore 16.00

di Giovanni Testori
scrittura di scena e interpretazione  Roberto Trifirò

scenografia Gianni Carluccio, costumi Stefano Sclabas

luci Luigi Chiaromonte, collaborazione ai movimenti Barbara Geiger

assistente alla regia Chiara Piemontese, collaborazione Francesca Cassanelli

trucco Daniele Francolino, foto di scena Angelo Redaelli

 

Spettacolo In abbonamento Invito a Teatro

 

Nella compagnia degli ultimi e dei reietti è rimasto solo il Capocomico, lo “Scarrozzante” ad interpretare tutti i personaggi della tragedia di Edipo. Con Edipus Testori completa la sua trilogia teatrale che ha come protagonisti personaggi presi dai classici. Attraverso la voce dell’unico protagonista della tragedia, Testori lancia la sua sfida luciferina pur sapendo che dopo di ciò resterà solo il silenzio. Un testo in cui la crisi della cultura e della coscienza contemporanea sono altamente rappresentati, ma anche un’opera che da letteraria si fa politica, nella misura in cui è politica la letteratura quando mira a dare un giudizio globale sull’uomo e sul mondo. L’indignazione di Testori si abbatte con violenza contro ciò che contamina la vita proprio per un estremo e disperato atto d’amore verso l’uomo.

L’Edipus di Testori nel suo affannarsi a raccontare la storia di Laio, di Giocasta, di Tebe, si rivolge allo spirito del teatro…“Sderviscia il siparium!…Me ‘scolti, ragazzo che hai da tirar le corde e combinar su un po’de luse?”…Con la sua vocazione a fare teatro ovunque, lo Scarrozzante celebra il corpo del teatro nel suo essere rito sacrificale, nella sua essenza eterna;egli, rimasto solo, rivendica la funzione sacra di ”quel teatro che tutti miei compagni de scarrozzamento han voruto tradire, stradare, cornefigare, ma che existe e rexisterà contra de tutti e de tutto infino alla fine delle finis”. E’il momento in cui Edipus-Testori accoglie e innalza in sé “il corpo glorioso”, attraverso la via dell’identificazione tra corpo dell’attore e corpo del teatro, ma è anche il momento in cui lo Scarrozzante, come sacerdote di un rito, sceglie la sua divinità, Dioniso: “…El dio che protegge, envoca e dimanda no l’ordino, imbensì el desordino, no la bedienza imbensì la revolta…”Edipus diventa così metafora del teatro povero, fatto di privazioni, di fatiche, dell’attore che sceglie di rappresentare più parti e che compie una forma di violenza nei confronti di se stesso. Edipus però è anche qualcos’altro: è la morte del teatro in genere, di quello che vorrebbe continuare a sopravvivere mostrando i suoi vecchi oggetti di scena: …”Ecces qui i boccoli, le collane, i bracciali, i braccialetti, le spille, le spillazze, i pendenti, i pendolenti…”L’Edipus diventa un testo di crisi in un periodo di crisi del testo, metafora di un teatro in cui non crede più nessuno: né le istituzioni, né le compagnie, né gli autori confezionatori di testi. Muore il teatro ma rinasce l’attore-guitto, l’attore che offre la sua voce, la sua “diversità”, la sua follia, l’attore che crea dubbi, che genera illusioni, inquietudini, incertezze: rinascita del mito dell’attore nella forma monologante, monologo che da brano letterario si trasforma in segno drammaturgico. L’attore diventa autore e condensa in sé le capacità istrioniche del mattatore, quelle di regista, e quelle di autore. Autore del rito che attraverso il suo linguaggio materico proietta la rinascita del corpo del teatro attraverso il corpo dell’attore.

Roberto Trifirò