Stagione 2018-2019

Teatro Out Off In collaborazione con Teatro Palladium, Roma 3 Università degli studi Con il contributo di NEXT2018- Regione Lombardia

Amore, Ingenuità, Poesia, Sogno … (Sillabari)

Data (e)
dal 22/11/2018 al 23/12/2018
Ora inizio spettacolo
martedì, mercoledì e venerdì ore 20.45,
giovedì e sabato ore 19.30, domenica ore 16.00
Biglietti: €18,00
costo prevendita e prenotazione 1,50/1,00€ (salvo diverse indicazioni per specifici spettacoli)

Riduzioni: 12€ 9€

di Goffredo Parise
Ideazione e progetto, Roberto Traverso e Lorenzo Loris
regia Lorenzo Loris
con Edoardo Siravo

e con Stefania Barca, Monica Bonomi
scena Daniela Gardinazzi, costumi Nicoletta Ceccolini
luci Alessandro Tinelli
collaborazione ai movimenti Barbara Geiger

Spettacolo inserito nel palinsesto del Comune di Milano Novecento Italiano
Spettacolo in abbonamento Invito a Teatro

In alcune delle repliche dello spettacolo si svolgeranno brevi incontri introduttivi con artisti, scrittori e giornalisti a cura di Fabio Francione e Roberto Traverso:

22/11, ore 19.30, Paolo Lanaro, poeta e scrittore (spettacolo a seguire)

27/11, ore 20.45, Maddalena Giovannelli, ricercatrice all’Università degli studi di Milano e direttrice della rivisti di studi teatrali “Stratagemmi” (spettacolo a seguire)

30/11, ore 20.45, Matteo Guarnaccia, artista visivo e storico del costume (spettacolo a seguire)

5/12, ore 20.45, Giorgio Panizza, docente di letteratura all’Università di Pavia e delegato al Sistema bibliotecario d’Ateneo (spettacolo a seguire)

6/12, ore 19.30, Francesco Battistini, giornalista e inviato del Corriere della Sera   INTERVENTO ANNULLATO.  Battistini è a Malindi per seguire il rapimento di Silvia Romano.

23/12, ore 16.00, Fabio Francione, critico e giornalista (spettacolo a seguire)

“Un giorno, nella piazza sotto casa, su una panchina, vedo un bimbo con un sillabario. Sbircio e leggo: l’erba è verde. Mi parve una frase molto bella e poetica nella sua semplicità ma anche nella sua logica. C’era la vita in quell’erba è verde, l’essenzialità della vita e anche della poesia […] poiché vedevo intorno a me molti adulti ridotti a bambini, pensai che essi avevano scordato che l’erba è verde, che i sentimenti dell’uomo sono eterni e che le ideologie passano. Gli uomini d’oggi secondo me hanno più bisogno di sentimenti che di ideologie. Ecco la ragione intima del sillabario

                            Goffredo Parise 

I Sillabari sono cinquantaquattro brevi racconti considerati il vero capolavoro di Goffredo Parise. Sono piccole storie di gente comune che diventano una riflessione sull’esistenza, poesie in prosa sui sentimenti da cui emerge una sorta di riscoperta dei valori più autentici. Nel progetto iniziale avrebbero dovuto arrivare fino alla Z, ma invece si fermarono alla S.

Nell’introduzione alla pubblicazione Parise scrive: “Nella vita gli uomini fanno dei programmi perché sanno che, una volta scomparso l’autore, essi possono essere continuati da altri. In poesia è impossibile, non ci sono eredi. Così è toccato a me con questo libro: 12 anni fa giurai a me stesso, preso dalla mano della poesia, di scrivere tanti racconti sui sentimenti umani, così labili, partendo dalla A e arrivando alla Z.  Sono poesie in prosa. Ma alla S, nonostante i programmi, la poesia mi ha abbandonato. E a questa lettera ho dovuto fermarmi. La poesia va e viene, vive e muore quando vuole lei, non quando vogliamo noi e non ha discendenti. Mi dispiace ma è così. Un poco come la vita, soprattutto come l’amore».

 

Nella sua attività di scrittore e giornalista, svoltasi in gran parte al Corriere della Sera, Goffredo Parise ha fatto emergere con magistrale raffinatezza le contraddizioni e le aberrazioni sociali del proprio tempo che risuonano ancora oggi come monito ed esempio per noi contemporanei. Lo scrittore e giornalista è riuscito ad accompagnarci, come un grande intellettuale dovrebbe fare, attraverso i fatti storici della sua epoca: la guerra del Vietnam, la dittatura cilena, Le BR, la contrapposizione ideologica, nel nostro paese, fra destra e sinistra, ed è riuscito con la sua analisi spesso super partes, a farceli meglio comprendere in modo che ci possano servire d’esempio per il nostro futuro.

Come ha scritto Cesare Garboli, nei Sillabari Parise «distilla la pietra filosofale del raccontare. Ma non racconta, fa qualcosa di più. Invoglia a pensare che il mondo sia raccontabile, e che la sua raccontabilità sia una meraviglia da scrutare attraverso un foro minuscolo».

 

NOTE DI REGIA

Uno scrittore che usa la lingua come strumento per comunicare sentimenti, le opinioni, i valori che sono alla radice della propria esistenza…

Che inventa a 18 anni un romanzo come il “Ragazzo morto e le comete”, così ardito e innovativo dal punto di vista della forma e della struttura letteraria…

Che si tuffa nella vita fino all’ultimo respiro diventando inviato di guerra e giornalista del maggiore quotidiano del tempo …

Che fa della scrittura la ragione di vita e il mezzo di sostentamento … Vivere e scrivere, scrivere e vivere.

Che ogni volta rinnova il proprio stile, passando dall’ermetismo visionario de “Il ragazzo e le comete” all’apertura linguistica che incontra il gusto popolare del grande pubblico con “Il prete bello”, all’allegoria politica dell’originalissimo “Il padrone”, alla violenta e spietata analisi de “L’odore del sangue” e infine all’asciuttezza estrema dei “Sillabari” dove poesia e prosa si compenetrano magicamente come in una fiaba per adulti.

Ecco: condensare tutto ciò e farne un resoconto, una sintesi di vita letteraria e vita vissuta che attraversa l’ultima giornata di un uomo irrimediabilmente malato che per la prima volta si guarda allo specchio e, quello  stesso giorno,  avverte di essere alla fine …. questo è stato l’obiettivo che ci siamo dati portando in scena la lingua e la scrittura di Parise.

Ci siamo addentrati nelle profondità dei Sillabari, andando a scandagliare gran parte del mondo sommerso e nascosto dietro le parole.

Abbiamo  tenuto come guida il racconto “Età” e su questa innestato frammenti di: Donna, Amore, Famiglia, Sesso, Pazienza Primavera, Noia Povertà, Antipatia e altri episodi e brani di romanzi o articoli e saggi.

Nella nostra trasposizione la storia si svolge  in una sola giornata in cui la neve, che Parise  tanto amava, cade incessantemente e si fa sempre più fitta, fino a sommergere il protagonista e coprirlo interamente   trasformandolo in un pupazzo, in un fantoccio, costretto a confrontarsi, nel momento del trapasso, con la parte più oscura della propria coscienza, mentre interroga se stesso con le sue ultime battute:

“Mi sono illuso di poter scovare nei miei simili qualche motivo di novità, di imprevedibilità, di mistero, come nei romanzi gialli”

“Ma poi si finisce sempre  per rimanere soli?”

“No! Non è vero… Qualcosa rimane, un certo stile nelle persone, e il candore,  quello sì mi colpisce e allora non mi annoio, ma è una cosa rara, come un lampo, e il candore dei bambini…dura poco.”

Lorenzo Loris

 

NOTE AL TESTO

I “Sillabari” vennero scritti da Parise tra il 1972 e il 1982 in piena contestazione ideologica.

L’Italia che lui amava in modo profondo era stata cancellata nei suoi aspetti politici, culturali, linguistici, ma anche paesagistici e agricoli.

Sono gli anni in  cui la letteratura e l’arte si interrogano sul loro ruolo, gli anni dello sperimentalismo e Parise polemizzò aspramente con i maggiori critici del momento per l’uso che le nuove correnti letterarie facevano di un linguaggio spesso oscuro, mentre lui sentiva l’esigenza di utilizzare “parole semplici” senza tuttavia rinunciare a spiegare concetti difficili.

Leggendo e rileggendo il complesso dei racconti riuniti nei due volumi dei “Sillabari” mi rendevo conto di essere di fronte a un vero e proprio romanzo autobiografico dove ogni sentimento era il pretesto per attingere alla memoria e rievocare paesaggi, persone conosciute e sensazioni provate. I personaggi stessi, le situazioni ricorrenti, le tematiche disegnano un andamento che assomiglia molto alla casualità della vita che attraverso il riflesso dei  luoghi e degli incontri ci svela piano piano noi stessi.

L’ordine alfabetico nei “Sillabari” non ha una relazione stretta con il contenuto, ma il titolo ci orienta a dare un ambito di riflessione e alla fine, al centro di tutto il lavoro, ritroviamo sempre le tematiche di Parise (la malinconia, la solitudine, la morte) che dal suo primo romanzo, “Il ragazzo morto e le comete”, scritto 40 anni prima,  si ricongiungono idealmente a questi racconti, chiudendo il cerchio di tutta la sua produzione letteraria.

Il tema del tempo che passa e non ritorna è uno dei filoni principali che abbiamo seguito rompendo le griglie dei racconti per tornare al materiale magmatico da cui lo scrittore era partito.  Oggetto delle osservazioni di Parise sono il tempo atmosferico che mutando influenza i cambiamenti dell’animo umano, ma anche l’attimo che fugge, il tic tac dell’orologio che ci permette di avvertire il fluire del tempo.  All’interno di questo solco lo sguardo malinconico di Parise sulla vita, le cose, le persone originato da una frattura insanabile tra la realtà e la fantasia. Questa malinconia durerà tutta la vita e costituisce il fondamento della tematica dello scrittore.

L’altro solco che attraversa i racconti è quello della solitudine vissuta intimamente e della famiglia, la cui mancanza è sofferta tutta la vita e il cui calore Parise ritrova in alcuni incontri e amicizie nei luoghi della sua infanzia.

Infine, passando attraverso l’illusione dell’amore ad attenderlo c’è il pensiero della morte, covato a lungo negli ultimi anni di malattia ma anticipato dai primi segnali di vecchiaia e accentuato dal passaggio ineluttabile del tempo.

Attraverso queste linee abbiamo posto al centro lo scrittore in una sorta di dialogo/confronto con se stesso nell’atto della scrittura dove i personaggi dei racconti gli fanno da specchio confrontandosi con la sua pigrizia, il suo ozio,  il suo essere ostinatamente contro i tempi che cambiano, rivolto a un mondo che non c’è più e che non può più tornare.

La polemica che scoppiò alla pubblicazione dei “Sillabari” per cui alcuni scrittori e intellettuali tacciarono Parise di essere disimpegnato e di pensare ai “sentimenti” invece di occuparsi dei problemi del mondo, può essere utile a comprendere l’uomo e lo scrittore che avversava sia le ideologie politiche che quelle legate alla moda e al consumismo sentendo invece l’urgenza della riscoperta dei sentimenti e della semplicità.

Parise fu certamente una persona fuori dagli schemi, indipendente ed estremo nella sua ricerca della verità attraverso i viaggi, il giornalismo, la scrittura e la vita stessa.  L’osservazione attenta e minuziosa dei paesaggi, dei silenzi, delle voci, degli sguardi, delle emozioni per Parise è essenziale proprio perché nella contraddittorietà della vita delle persone può nascondersi il senso ultimo dell’esistenza.

Roberto Traverso