Stagione 2017-2018

Teatro Out Off

Nella solitudine dei campi di cotone

Data (e)
dal 12/02/2018 al 4/03/2018
Ora inizio spettacolo
da martedì a venerdì ore 20.45;
sabato ore 19.30;
domenica ore 16.00

Biglietti: €0,00
costo prevendita e prenotazione 1,50/1,00€ (salvo diverse indicazioni per specifici spettacoli)

Riduzioni: 12.00€ (Under 25) - 9.00€ (Over 65 Convenzione con il Comune di Milano)
Convenzioni

 

traduzione di Anna Barbera
di Bernard-Marie Koltès
regia Roberto Trifirò
con Stefano Cordella, Michele Di Giacomo
scenografia e costumi Giacomo Viganò, Cristina Mariani
progetto luci Alessandro Tinelli

foto di scena Agneza Dorkin

spettacolo in abbonamento Invito a Teatro

 

“Nella solitudine dei campi di cotone: ambientato in un luogo indefinito, nell’ora indistinta tra la luce e il buio, vi si racconta l’ incontro misterioso di due interlocutori maschili che si cercano senza volerlo ammettere, per un mercato da non rivelare, perché inconfessabile o forse solo in quanto limitato all’ orbita del desiderio: nello spazio dell’ ambiguità, tra il fiorire vertiginoso delle parole, un dialogo astratto mette in causa la vita umana.”

Franco Quadri, La Repubblica, 20 Aprile 1989

In questo testo, il più famoso dell’autore francese, i protagonisti sono due uomini: un cliente e un commerciante (dealer), entrambi fuggiti dalle proprie case, ma non casualmente. Uno di loro dice che ha qualcosa da vendere. L’altro sta al gioco e dice che forse comprerà. Di cosa si tratta? Non si sa, forse l’amore, forse qualche oggetto, forse il tempo, forse il pensiero, forse l’ascolto.

La discussione è serrata e i due personaggi si inseguono in labirinti verbali violenti quanto uno scontro fisico.

L’interpretazione più adatta per comprendere il dialogo è probabilmente considerarlo come un abbordaggio omosessuale, già messo a fuoco dall’ autore nel suo romanzo “La fuite à cheval”: un incontro dove ciascuno si nasconde offrendosi, nel timore di un rifiuto e nell’ ansia di prolungare una ricerca che tende a esaurire il suo piacere in se stessa, prima di realizzarsi. Tutto appare come una transazione commerciale. Nel corso di un morboso cerimoniale, che sembra alludere ai più classici e provocanti adescamenti della prostituzione o della  ricettazione, sono rivelati i traffici economici, cifrati negli intrighi amorosi della canonica drammaturgia borghese ottocentesca.

È una sorta di delirio a due sulla ricerca impossibile del desiderio. Nel corso del dialogo gli uomini si cercano e si respingono secondo quel principio di fuga liberatrice che diventerà la tematica dominante nella poetica di Bernard-Marie Koltès. Il linguaggio del dramma è freddo ed essenziale, assai poco letterario, i dialoghi tracciano brevi scene, quasi brandelli di un discorso interrotto in un tessuto narrativo segnato da impulsi di morte, ribellioni, violenze, aneliti di libertà. L’opposizione tra i due sembra nascondere un bisogno di possessione reciproco, qualcosa che li lega indissolubilmente l’un l’altro. Nessuna motivazione apparente li obbliga a continuare la conversazione, soprattutto perché il gioco diviene sempre più pericoloso, ma entrambi sono come logorati dalla volontà di aspettare la risposta dell’altro e continuare il dialogo all’infinito.

Il deal Koltèsiano è metafora dei «rapporti brutali fra gli uomini e gli animali», un esplicito atto di accusa della lacerante violenza delle relazioni sociali contemporanee che squartano con la loro tagliente indifferenza l’individuo riducendolo ad “un errore di sguardo, un errore di giudizio, un errore, come una lettera appena iniziata e brutalmente stracciata subito dopo aver scritto la data”. “Dans la solitude des champs de coton” nasce da una disorganica accumulazione di generi in tutto e per tutto simile a quell’ammasso di rifiuti e scarti della vita pubblica e ufficiale, che costituisce l’ideale scena del deal. Il sensuale e fascinoso corteggiamento tra il Dealer e il Cliente si manifesta, anche se solo su di un piano verbale, come scontro, come lotta senza quartiere, come rito cruento in cui si attualizza selvaggiamente l’eterno amplesso tra Eros e Thanatos.

 

Bernard-Marie Koltès (Metz, 1948 – Parigi, 1989), drammaturgo e regista francese, ebbe una vita tormentata e segnata dal desiderio di rivolta. Scrisse 15 testi teatrali, alcuni dei quali rimasti incompiuti. Dopo una controversa fase di militanza politica nel PCF (il Partito Comunista Francese), rifiutò i suoi primi 7 drammi e dichiarò che il primo testo teatrale che riconosceva come suo era il lungo monologo “La notte poco prima della foresta”, rappresentato nel 1977. Le opere di Koltès, che indagano problemi della vita contemporanea come il razzismo, la violenza contro il diverso, la questione omosessuale, l’emigrazione, la lotta di classe e il pacifismo, sono tutte percorse dalla tragedia della solitudine. Lo stile della scrittura è sovente anti-naturalistico e lirico; le situazioni sono condotte all’estremo fino al paradosso. Koltès fu anche traduttore, scrittore di racconti e autore del romanzo “La fuite à cheval très loin dans la ville” (1984; trad. it. 1990). Morì nel 1989 a causa di complicazioni dovute all’AIDS

 

Roberto Trifirò, attore e regista. Come attore ha lavorato con i registi italiani e stranieri più importanti tra cui Bob Wilson, Aldo Trionfo, Luca Ronconi, Sandro Sequi, Stefan Braunschweig, Pier’Alli, Cesare Lievi, Mina Mezzadri, Federico Tiezzi, Monica Conti, Andrèe Ruth Shammah.  Tra i suoi più recenti lavori come regista e interprete ricordiamo: “Filax Anghelos” di Renato Sarti (2008); “Parole che cadono dalla bocca” da Samuel Beckett (2009); “Memorie del sottosuolo” di Dostoevskij  (2011); “Enigma Moro”, di cui è anche autore (2014); “Adelchi” di Alessandro Manzoni  (2015)

Con l’Out Off la collaborazione è iniziata  nel 1996 con la produzione di “Aprile a Parigi” di John Godber, “L’ultimo nastro di Krapp” di Beckett (1998); Killer Disney  di Philipe Ridley (1999); che lo ha visto interprete diretto da Monica Conti ed è proseguita con spettacoli in cui  Roberto Trifirò era regista e interprete  “Non si sa come” di Luigi Pirandello (2004); “La Confessione” di Arthur Adamov (2008); “Le furberie di Scapino” di Moliere (2010) “King Richard II – studio per autoritratto” da William Shakespeare (2010); “Notizie del mondo” di Luigi Pirandello (2012);  “Vecchi tempi” di Harold Pinter (2012). Nel 2014 ha interpretato nel ruolo del protagonista  “Affabulazione”  di Pier Paolo Pasolini, nel 2016 “L’Amante” di Harold Pinter entrambi con la regia di Lorenzo Loris ,  nel 2017 ha diretto e interpretato, insieme a Giovanni Battaglia, “L’apparenza inganna” di Thomas Bernhard.