dal
7 gennaio al 15 febbraio 2004
Teatro Out Off ,
traduzione di Barbara Nativi
regia Lorenzo Loris
con Gigio Alberti,
Elena Callegari, Mario Sala
progetto visivo Dimitris Statiris e Stefano Bruscolini
intervento pittorico Giovanni Franzi
elementi scenici Daniela Gardinazzi
costumi Nicoletta Ceccolini
consulenza musicale Andrea Mormina
Due uomini cucinano intorno a un
tavolo, tra fornelli, pentolame, verdura,
carne olio e tutto il necessario che
gli occorre per preparare i loro piatti preferiti. Mentre una ragazza che ha una
relazione con uno di loro assiste alle schermaglie dei due amici che cercano di
superarsi nell’arte culinaria
Cucinano e passano in rassegna: la
musica, i viaggi, il successo, la follia e persino un concerto delirante con
Sting e Niki Lauda e l’Africa Nera.
Si cucinano tutto quello che vedono,
ciò che li circonda. Mettono tutto nel loro pentolone e mischiano parole e
dolore. Nel senso che insieme agli ingredienti dei piatti, cuociono anche gli
ingredienti che costituiscono la loro vita: frustrazioni, insuccessi, sconfitte
.
Come quando ci capita di cucinare con
gli amici e ci raccontiamo
“il mondo che sta fuori da noi” e
ci sentiamo più liberi così anche le loro esternazioni individuali diventano
dei racconti fantastici, irresistibilmente comici, che gli permettono una fuga
dalla realtà contingente.
Ma non appena tornano a parlare del
loro privato s’impantanano. Tanto riescono ad andare lontano con i loro deliri
di prestidigitazione fantastica quanto invece si incagliano intorno a quel
tavolo quando si rivolgono al loro privato, a ciò che sono riusciti a combinare
nella vita.
Assistiamo con loro tre alla
preparazione del mangiare come rito estremo del consumo: cucinare bene, sapere
gli ingredienti giusti per poi divorare le cose, impossessarsene e metterle
“dentro di sé”.
Le manipolazioni elementari
influenzano il nostro modo di pensare.
Noi siamo anche quello che mangiamo.
La tematica del cibo moderno che intossica una società abbiente generando idee
meschine e odio e la mercificazione di coscienze e corpi è il filo conduttore di un’ invettiva incalzante e
tragicomica che Rodrigo García ha condensato
in questo testo vibrante.
(…) Io non pretendo di condividere opinioni e punti di vista col pubblico. Non ho mai voluto che qualcuno "entrasse nel mio mondo". Al contrario, io
metto qualche tema sul tappeto (con le carte che il destino, la genetica e la mia educazione mi hanno dato), sperando che siano l'inizio di un dibattito interiore. Si vedrà poi se questo succederà grazie al silenzio al riso o al lancio di una sedia addosso a un attore. Tutto quello che posso fare con le mie carte è cambiarle d'ordine, o inventarmi altri tipi di gioco, e anche usarle diversamente. Non è una cosa da poco...
Il protagonista delle mie opere è un ideale artistico e sociale, chiaro e scomodo: offrire altri punti di vista. O almeno dire: io credo che questa cosa si può guardare in un altro modo. In generale, io devo mentire, scrivere il contrario di quello che penso, scagliarmi contro le mie stesse convinzioni.
(…) Io non sono capace di raccontare storie. Eppure pretendo che la mia opera, una volta terminata, si trasformi in una storia. (…)
da “L’estetica del reale” ovvero Come raccontare il mondo parlando di se stesso.
Rodrigo García risponde alle domande di José Enriquez e Juan Mayorga
(Rodrigo García, sei pezzi di teatro in tanti round, Ubu Libri ed. 2003)
dal testo "Note di cucina"
I miei piatti semplici
Questi sono alcuni dei piatti semplici che vi presenterei se non sapessi bene che li rifiutereste immediatamente per la loro delicatezza e genuinità per chiedere al loro posto un intruglio di carne e ossa:
- Un'acciuga arrotolata che riposa su una fetta di rapa tagliata a forma di rana
- Un'altra acciuga disposta attorno a un germoglio di cavolfiore
- Una carota tagliata ad arte
- Un cetriolino tagliato a metà su una foglia di lattuga
- Una coscia di rana sopra una foglia di dente di leone
- Sei germogli di cavolfiore bolliti e, nel mezzo, uova di storione con panna.
- Una cipolla bollita di medie dimensioni su una fetta di buon formaggio di bufala e coronata da un'oliva nera divisa in quarti.
- Una susina, pestata e divisa in quarti, e disposta su una sottile fetta di carne di mucca cruda e asciugata al sole per tré mesi. Accanto a questa, un ramettino di melo in fiore.
- Tré rotelle di carota cruda tagliate a forma di cavallucci di mare e un pizzico di salsa d'acciughe accanto.
Piatti per la gente povera
1- Polenta con un'erba. Mischiate alla polenta un po' di tanaceto.
2- Polenta con due erbe. Mischiate alla polenta un po' di tanaceto e
fiori secchi di sambuco.
3 - Questo è un piatto per festeggiamenti e occasioni speciali: polenta con tre erbe. Mischiate alla polenta un po' di tanaceto, fiori secchi di sambuco e il succo di papaveri rossi.