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dal 18 ottobre al 25 novembre (18,19, 20
ottobre all’interno del festival
oltre90)
- teatro
Out Off e teatridithalia
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presentano:
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- Bruciati
dal ghiaccio
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(Isbrandt)
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di Peter Asmussen
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traduzione
di Graziella Perin
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con
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Giovanni
Battaglia
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Elena
Callegari
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Giovanni
Franzoni
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Nicoletta
Mandelli
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Marina
Remi
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spazio
scenico
Lorenzo Loris
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costumi
Nicoletta Ceccolini
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musiche
originali Andrea
Mormina
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luci
Alessandro Canali
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regia di Lorenzo Loris
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Nel 2002 è stato segnalato dalla critica come migliore
novità italiana ed è giunto finalista per il premio Ubu, il più importante
premio italiano per il teatro.
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Produzione: teatro out off e teatridithalia
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da martedì a sabato ore 21.00
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domenica ore 16.00
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lunedì riposo
- prenotazioni,
tel. 02 39262282
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e-mail
teatro-outoff@libero.it
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lorenzo
loris
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nell’86
inizia con l’Out Off un’intensa collaborazione con spettacoli di cui
è autore, regista e interprete. Come regista realizza all’Out Off un
originale percorso sulla
drammaturgia contemporanea e del ‘900 tra cui ricordiamo: I costruttori d'imperi di B. Vian (1992); Una bellissima domenica a Créve Coeur di T. Williams (1996); Intrattenendo Sloane di J. Orton
(1997); Autunno e inverno di L.
Noren (1997) ; La dolce ala della
giovinezza di T. Williams (Teatro dell’Elfo,1998); Ritter, Dene,Voss di T. Bernhard
(Festival di Spoleto,1999); La
seconda Eclissi di Roberto Traverso (Premio 7 spettacoli per un nuovo
teatro italiano del 2000 (Teatro di Roma, 2000); Nel bar di un albergo a Tokio di
T. Williams (2001); Divagazioni, Labirinti e naufragi
di Sancio errante di Massimo Bavastro (teatro Animosi
di Carrara, maggio 2001).
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- peter
asmussen
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E’
nato nel 1957 – drammaturgo e autore.
- vive
a Copenaghen, Danimarca.
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Teatro
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Sangue
giovane
Det Kgl. Teater, 1993
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Gli
occhi
Folketeatret, 1995
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Danza
con me
Bädteatret, 1995
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Fiamme
Det Kgl. Teater 1996
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La
spiaggia
Bädteatret, 1996
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Stanza
con sole
Rialto Teatret, 1997
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Bruciati
dal ghiaccio Det Kgl. Teater,
1997
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Radio
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Corsa
Denmarks Radio, 1991
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Pianto
Denmarks Radio, 1993
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Un
giorno bianco
Denmarks Radio, 1993
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Sonata
della pioggia Denmarks Radio, 1995
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Film
per la televisione
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La
riconciliazione
Denmarks Radio, 1989
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Amanti
TV2, 1989
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Amanti
Denmarks Radio, 1993
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Villa
Skovly 13 parti
Denmarks Radio, 1995
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Anni
cattivi
Denmarks Radio, 1995
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Libri
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Voce
Gyldendal, 1990
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La
tragedia
Gyldendal, 1990
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Di
notte Gyldendal,
1992
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Il
gioco del pigiama
Gyldendal, 1996
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Ossa
Gyldendal, 1998
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Isbrandt – Is brandt – ovvero bruciato dal ghiaccio –
ovvero bruciati dal ghiaccio. Il nome di colui che apre e chiude il
dramma, il nome di colui che apre e richiude il sipario sul tableau dove
si muovono i personaggi del trittico. Bruciato dal quel ghiaccio che da
lui stesso esce e invade coloro che hanno incontrato la sua vita e quindi
bruciati anch’essi, anch’essi intrappolati in un terreno polare; ma
poco sotto la fissità della superficie, scricchiolano le crepe della loro
esistenza.
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Un uomo che vorrebbe incontrare la figlia mai vista. Una donna
che vorrebbe proteggere la figlia dal dolore ma finisce per rinchiuderla
nella sua stessa prigione. La vicenda non è nella trama. La vicenda è
nelle parole. Laddove le parole si compongono in poesia; poesia come
sintesi dell’estremo, verità nuda, vertigini di contrasti. E rimbalzano
le parole sui personaggi gettando fili tesi a formare giochi geometrici di
rimandi, marionette che si muovono su una scacchiera fra il bianco e il
nero; fili che si intrecciano con immagini simboliche esplicite a formare
la trama di un dramma tutto umano.
Graziella Perin
- isbrandt
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“Isbrandt è il nome. Con la T alla fine. Scriverlo sbagliato
significa non aver prestato ascolto alla persona. Significa mancanza di
attenzione. Di precisione. Di presenza. Me lo ricordo sempre io il colore
degli occhi di una persona. Sempre. Voi non mi conoscete. E vi sconsiglio
anche dal farlo. Sono una persona da evitare. Non fate come me. Ho potere
sulla mia vita. Sui miei soldi. Sul mio cuore. Sul mio destino. Ma vi
prego. Non fate come me. Vi prego, provate pietà per me. Qual è il mio
reato? E’ il mio stesso atto di eroismo. Ho lottato per il mio amore. Ci
ho messo tutto il mio impegno – per essere amato. Il mio letto cigola.
Ma perché cigola? Non perché due persone ci stanno sopra a fornicare. Ma
perché sono io che me ne sto seduto sopra a scuoterlo. E’ un reato
lottare contro la morte anche se ormai è troppo tardi?
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Chi ha visto
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il freddo giorno
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del mattino l’alba
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o in alto volare
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il cinguettare
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delle ossa
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e stormire
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per nessuno.”
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\ Peter
Asmussen
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Inbox >> ISBRANDT
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Data:
thu, 14 Jun 2001 23:11.06
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Volevo
dare un consiglio strettamente personale sulla recitazione, ed è che: la
cosa più importante per me in questo testo gelido è trovare il
dolore.
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Inbox >>
ISBRANDT
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Data:
sun, 17 Jun 2001 03:45:03
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Do
suggerimenti solo perché temo che qualcuno abbia paura dei sentimenti –
e questo aver paura dei
sentimenti – è l’ultima cosa che si deve provare nel mettere in scena
Isbrandt. Ma in ogni caso –
ora non dirò di più – mi pronuncerò solo per quanto riguarda la
traduzione. Voglio solo dire un’ultima cosa. Loris ha intuizioni e
percezioni – ne sono sicuro – salutalo e digli che ovunque questo lo
condurrà avrà più valore di ogni mia indicazione. E’ il cuore del
regista e degli attori a portarci nell’oscurità – e come lo si
realizzi non è per me di alcuna importanza. Basta che accada.
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Oggetto >> ISBRANDT
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Data: 18 giugno 2001 13.27.11
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Caro Peter, innanzitutto ogni tuo suggerimento ci è utile, soprattutto per me
in questo momento. Mi fa piacere che tu parli di tenerezza/dolore nella
tua ultima lettera. La parola
ricorre più volte nel testo. Tolta da ogni contesto la parola ha due
significati: “dolore” e “tenerezza” e io credo che entrambi questi
aspetti si trovino nel testo, e che il secondo significato sia conseguenza
del primo; c’è “ømheden” (tenerezza) perché i personaggi provano
“ ømheden” (dolore) anche se non lo mostrano apertamente. Ma se
parliamo di recitazione, è forse più la “tenerezza” che va ricercata
in questo “testo di ghiaccio”, ossia, forse il rischio è che l’opera
venga letta solo come il ritratto di un mondo freddo (gelato). Ho bisogno
di un chiarimento.
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Inbox >>
ISBRANDT
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Data:
sun, 19 Jun 2001 03:45:03
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Cara
Graziella, E’ assolutamente vero, non si deve recitare l’opera come il
ritratto di un mondo gelido, ma come un mondo gelido dove la
tenerezza/dolore giace come una minaccia, come se tutto il tempo stesse
per aggredire i personaggi.
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ISBRANDT
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Com’è il mondo senza le gambe?
Raccontami com’è il mondo senza le gambe. Senza poter camminare. So che
tu non puoi camminare. Dimmi come ci si sente, che aspetto ha il mondo
senza gambe? Se vedi una donna cosa pensi? Pensi prima alla sua bellezza,
a com’è a letto? Oppure devi necessariamente (ti senti costretto a)
pensare alla sua sensibilità interiore (sentimenti)? Sono queste le cose
che voglio sapere del mondo in cui tu vivi ora. Dimmelo! Dimmi! Hai
scritto una lettera a una donna. Non conosce il tuo difetto. Diciamo così (supponiamo). Di te
conosce solo le tue belle espressioni inafferrabili, la poesia del tuo
cuore e la tua calligrafia elegante.
Tu arrivi in anticipo su di lei e quando lei ti raggiunge con un leggero
ritardo tu sei già seduto. Accenni un gentile tentativo di alzarti, ma un
cameriere le ha già scostato la sedia (offerto) e tu puoi restare seduto. Fino a questo
istante sei padrone della situazione. Fino a questo istante tutto è come
I’hai organizzato. E il
pranzo trascorre meravigliosamente. Se devi pisciare la trattieni. Prudono
le dita dei piedi? Eh? Prudono le dita dei piedi? O la tibia? La mia tibia
prude spesso per via delle vene varicose e io odio quando prudono le ossa
sensibili e dolorose. Ma almeno io la tibia ce l’ho.
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Da “Bruciati dal ghiaccio” di Peter
Asmussen
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