AUTUNNO E INVERNO
di Lars Noren
traduzione di Annuska Palme Sanavio
regia di Lorenzo Loris
con
Elena Callegari, Laura
Ferrari,
Nicoletta Mandelli, Claudio Marconi
costumi di Nicoletta Ceccolini
scene di Claudio Marconi
immagini di Pasquale Marrazzo
montaggio di Paola Freddi
consulenza per le musiche Renato Rinaldi
progetto luci Alessandro Canali
L’AUTORE
Lars Noren, svedese è uno dei più interessanti drammaturghi della nuova generazione. Cinquantenne, poeta, drammaturgo e regista ha in Bergman e O’Neil i suoi principali ispiratori e da molti viene salutato come l’erede di Strindberg. Di questi autori Noren riprende la crudele lucidità nell’analisi delle relazioni familiari intessute da devianti sottintesi sessuali. “Autunno e Inverno” fa parte dei “Tre quartetti” (gli altri due titoli sono: “La notte è madre del giorno” e “Nostre ombre quotidiane”), variazioni sadomasochistiche dell’inferno familiare viste da un maestro contemporaneo della scena e dell’interpretazione psicoanalitica.
IL TESTO
Ewa ed Ann vanno a trovare i loro genitori, Margareta ed Henrik, durante un fine settimana. E’ sera. Sono gli ultimi momenti di una cena che forse si è svolta altre volte.
Una cena apparentemente normale come capita a tanti di noi (figli o genitori). All’inizio ci sembra di essere coinvolti in una “zona franca della chiacchiera” fintanto che Ann, la figlia più insofferente alle convenzioni piccolo borghesi, trasforma la cena in una specie di seduta terapeutica di gruppo facendo esplodere contrasti e rancori familiari in un’escalation di aggressività che sfocia simbolicamente in una vera e propria “guerra armata”. I personaggi svelano così la loro parte più mostruosa.
La figura passiva e malinconica di Henrik, un padre assente, quella ingombrante e quasi schizofrenica della madre Margareta, e la nevrosi sessuale della figlia più grande Ewa.
Come se li osservassimo con una lente di ingrandimento che tende a svelarci i loro sentimenti più nascosti, veniamo trasportati intorno a quel tavolo che ci diventa così familiare, e anche noi ci accomodiamo lì con loro e partecipiamo a quel rito “che è anche nostro”. La lente si focalizza sul legame edipico tra il padre Henrik e la vecchia nonna pazza. Ann le somiglia profondamente nel carattere e questo suscita la competitività della madre Margareta.
Si arriverà ad una soluzione, ad un “chiarimento” e procedendo con il respiro musicale di una “sinfonia” approderemo in una sorta di quiete finale dove le nubi scompariranno, i personaggi si dissolveranno quando la porta di casa verrà chiusa all’invasione dei “fantasmi”. Le figlie Ann e Ewa torneranno alle loro famiglie e Henrik e Margareta si chiuderanno nelle loro stanze.
Allora (come dice Henrik in una sua battuta) ci sembrerà di aver visto un “8 millimetri” che arriva alla fine. Un lampo di luce e le persone sono soltanto visibili sotto forma di tratti, fin quando tutto improvvisamente si fa bianco e uno si chiede... che hanno fatto dopo? ... chi era quell’immagine scura che rideva, venuta in visita?...
Dopo essersi cimentato conTennessee Williams (Una bellissima domenica a Créve Coeur); con Joe Orton (Il ceffo sulle scale e Intrattenendo Sloan); Thomas Bernhard (Ritter, Dene e Voss), Lorenzo Loris affronta uno dei più interessanti autori sulla scena contemporanea. Algido e al tempo stesso carico di profonde tensioni dell’animo il testo innesca ad arte una carica esplosiva sempre sul procinto di esplodere. I personaggi di questo dramma dalle tinte “autunnali” brillano di una strana luce spettrale e, così come la scena, si pongono in stridente contrasto con i toni sfumati dell’apparenza, svelando l’ambiguità di una riunione familiare. Il risultato è un gioco crudele dove i sentimenti diventano il vero pasto consumato su quella tavola e dove la finzione e l’indifferenza sono le uniche cose a cui aggrapparsi per continuare a vivere.
Dello stesso autore Lorenzo Loris ha diretto nel 1999 per Radio Rai 3 il radiodramma “La Veglia” con l’adattamento e la traduzione di Annuska Palme Sanavio.