2 > 14 dicembre
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Comunicato
al pubblico
Venerdì
12 dicembre, in adesione allo sciopero generale contro la Finanziaria, i tagli a
scuola e Università e la politica economica e sociale del governo Berlusconi,
la compagnia di
Chi
volesse aderire a questa forma di protesta assistendo allo spettacolo può
prenotarsi al botteghino del Teatro Out Off
tel. 0234532140 dalle 10 alle 18 da lunedì a venerdì.
L’ESAUSTO O IL PROFONDO AZZURRO
di
con
regia
Julia Varley
Produzione
Teatro Stabile di Calabria in collaborazione con
Mercadante
Teatro Stabile di Napoli
“Quello
che bisogna evitare, non ne so il perché, è
lo spirito di sistema” (L’innominabile, S. Beckett).
Nello
spettacolo L’esausto o il profondo azzurro volevo esplorare l’
“universo” di Beckett senza doverne per forza mettere in scena un testo
unico, né dovendo usare unicamente le sue parole. Le sue immagini mi bastano.
Nella scrittura di Beckett vedo
dileguarsi il confine che separa il soggetto dall’ esterno e
“le situazioni dell’interiorità diventano contemporaneamente
situazioni della natura fisica”, così la mia aspirazione era che lo spazio
scenico diventasse spazio
dell’interiorità, ma, allo stesso tempo, rappresentazione di un semplice
interno. Queste sono alcune delle idee che hanno
portato alla nascita de L’esausto o il profondo azzurro
al cui centro ci vivono l’esausto e la sua ombra che sono, come
Vladimiro ed Estragone , parte dello stesso ego: percepisco nelle figure che
Manolo Muoio ed io presentiamo in scena lo stesso annullamento di identità, e
la stessa dissociazione dell’unità di coscienza in elementi diversi che
caratterizza molti dei personaggi di Beckett.
Ho
sentito spesso parlare dell’astrazione che caratterizza l’Opera di Beckett.
Io in essa vedo grande concretezza. Adorno dice che i personaggi ed i
prototipi di Beckett sono storici nel senso che “egli presenta come elemento
umano tipico solo le deformazioni recate agli uomini dalla forma della loro
società”. Così se i protagonisti di Finale di partita sono dei “superstiti
della guerra mondiale”, se “Willie e Winnie (Giorni felici) sono vittime di
un panico tecnologico, di immagini radicate nell’incubo dei missili V-
Perché
un giovane nemmeno trentenne come me vuole
mettere in scena dei personaggi così vecchi e rassegnati? Forse perché sento
che chi conduce i giochi, chi ci dice oggi come vivere, i nostri
uomini di potere reputano del tutto non necessario
ascoltarmi e aprirsi a me
giovane, a me in quanto altro, portatore di idee e valori diversi dai loro.
Questo
mi dà un senso di impotenza che ritrovo nei personaggi di Beckett. Scopro in me
una impotenza molto simile alla loro e sento
che questo avere le mani legate si traduce in una tendenza a chiudermi in
me stesso e ad isolarmi: posso parlare quanto voglio, ma non vedo persone
interessate a ciò che dico, né le mie parole cambiano qualcosa…
Le
colpe dei padri ricadono sui figli: inizio a sentirmi e ad essere anche io un
individuo monologante, anche per me la comunicazione inizia a sembrare qualcosa
di inutile…
Vedo
di fronte a me una società di migliaia di Lucky giovani ma già invecchiati,
tutti uguali, tutti al guinzaglio, tutti pronti per essere svenduti al mercato,
oramai sfruttati negli anfratti più reconditi del proprio essere, nutriti dagli
ossicini scartati dal vecchio e potente Pozzo.
Clov:
“…Sono talmente curvo che vedo solo i miei piedi, se apro gli occhi, e tra
le gambe un po’ di polvere nerastra. Mi
dico che la terra si è spenta benché io non l’abbia mai vista accesa.”
(da
Finale di Partita di S. Beckett).
Gleijeses
e Beckett, nuovo ed antico
(…)
uno spettacolo non di Beckett ma su Beckett, che non puntasse sulla vita e sulle
parole del grande Samuel, quanto sul suo modo estremo di vedere e rappresentare
l’umanità, a cominciare da se stesso
(…) Con pochissimi oggetti - dei cappelli, un ombrellino, un pesce, una
moneta, una pistola -, in una scena vuota, con o senza specchio, in perenne
rinnovamento, “lo spazio si fa tempo”: i settanta minuti di spettacolo sono
tutti da guardare e, pure da sentire con quelle fughe nostrane che incorporano
la nuttata da passare di Eduardo e un ritornante canto popolare siciliano
a sorreggere due personaggi intenti a chiedersi se loro abbiano un senso.
Pubblico giovanissimo e grande successo.
(…)
Chi è l’ombra? La spia, il poliziotto, la minaccia, l’amico, quello uguale
eppure diverso, il terrorista, l’extracomunitario, il carceriere, la vittima,
l’assassino? Mi sono fatta questa domanda fin dai primi giorni di prova, dopo
aver visto le scene che gli attori mi hanno presentato in cui un’ombra
accompagnava ogni passo compiuto nella luce e nel buio,.
Mentre
leggevo questi testi (Il saggio di Gilles Deleuze “L’esausto”;
“L’altro” di Ryszard Kapucinski e
“L’ospite inquietante”di Umberto Galimberti n.d.r) alla ricerca di
un filo da seguire nel montaggio dello spettacolo, mi tornava alla mente il
libro "Professeurs du désespoir" di Nancy Huston. Da lei ho capito
che un’infanzia in cui ci si è sentiti voluti ed amati e la prospettiva di
avere figli annulla l’atteggiamento nichilista; che in una donna la necessità
di proteggere
Il
senso della vita è restare in vita; questo me lo spiega la scienza e il
mestiere. Come attrice non mi concentro ad esprimere ma ad essere presente. Come
regista lo stesso. Ma in Italia tra i giovani sotto i 25 anni il suicidio è la
seconda causa di morte dopo gli incidenti automobilistici...
Mi
rifiutavo di accettare che le giovani generazioni siano già stanche di vivere.
Da dove viene questa spossatezza che li pervade, questa mancanza di speranza,
questo preferire di volere il nulla, piuttosto
che non volere, come dice Fiedrich Nietzsche? La mia risposta è il teatro. Quel
piccolo santuario in cui costruire relazioni, prendere cura delle emozioni,
costruire legami affettivi e di solidarietà, un’alternativa al mondo senza
bussola in cui i giovani pensano di appartenere solo se parte di una banda o bandija,
come dicono in alcuni barrio
dell’America Latina. (…)
Julia
Varley, dalle note sullo spettacolo
Julia
Varley,
attrice e regista, (come attrice ha partecipato diversi spettacoli dell’Odin
Teatret). Dal 1980 partecipa alla concezione e organizzazione dell’ ISTA
(International School of Theatre Anthropology) diretta da Eugenio
Barba e, dal 1986, è ideatrice e organizzatrice del Magdalena Project,
un progetto di donne nel teatro contemporaneo. Pubblica la rivista di teatro The Open Page ed è direttrice artistica del festival Transit,
in Danimarca. Ha curato varie regie, tra cui, due spettacoli in Germania con Pumpenhaus
Theater, uno sulle Madri di Plaza
de Mayo e i desaparecidos con la sua
allieva argentina Ana Woolf, e uno spettacolo per bambini con l’attrice
giapponese Hisako Miura.
Manolo
Muoio,
nel
'92-'93 segue il Living Theater in una
tournée italiana, partecipando a diverse performance di strada. Continua a
perfezionarsi negli anni, con artisti di varia estrazione tra cui: Yves LeBreton,
Clive Barker, Nikolaj Karpov, Eimuntas Nekrosius, Marylin Fried (Actor’s
Studio, NY). Nel 1998, è tra i fondatori di Teatro Rossosimona. E' attore in numerosi spettacoli, tra i quali: Casa
di vento (semifinalista al Premio Scenario '95), Sida
e l'uomo dal fiore (vincitore del Premio ETI-Vetrine '96), E'
il momento dell'amore (vincitore del Premio Scenario 2001); Catastrofe
di S.Beckett (per il quale cura anche la regia e le scene). E' autore e
interprete di una serie di solo
performance ispirate alla letteratura di W.S.Burroughs e J.G.Ballard. Nel
2004 lavora nel Romeo e Giulietta di
Shakespeare, diretto da Nikolaj Karpov.
Prenotel. 02.34532140 - lunedì ore 10 > 18 e martedì >
venerdì ore 10 > 20
Ritiro biglietti lunedì > venerdì ore 11> 13 e nei giorni di spettacolo
anche dalle 19, il sabato dalle 17; domenica dalle 15.30
Prevendita: Ticketone – info 02.392261; www.ticketone.it
, www.happyticket.it
Biglietti: 16,00 Euro
- costo prevendita e prenotazione 1,50 /1,00 Euro
Riduzioni: 30% under 25; 50%
over 60 (Convenzione con il Comune di Milano)
Abbonamenti: Offcard 35 euro - 3
spettacoli a scelta sui 4 indicati (*); (under 25) 25 euro; (over
60) 20 euro
Orari spettacoli: da martedì a sabato ore 20.45, domenica ore 16
Trasporti pubblici: tram 12/14 Accesso
disabili: con aiuto
Teatro
OUT OFF v. Mac
Uffici,
via
Telefono
02.34532140 Fax. 02.
34532105
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www.teatrooutoff.it