PsicopompoTeatro
Con
il contributo di: IMAIE, Regione Lazio, Rialto Santambrogio, Banca IntesaSan
Paolo
Presenta
HAMELIN
di
Juan Mayorga
traduzione
e regia: Manuela Cherubini
luce:
Gianni Staropoli
suono:
Grazieano Lella
assistente
alla regia: Claudia Gaviglia
lettering
di scena: Ale Sordi
personaggi
ed interpreti:
Gianmaria:
Raimondo Brandi
Giulia
e Licia - le madri:
Luisa Merloni
Giudice
Montero:
Mariano Nieddu
Alessio
e Luca - il padre ed il fratello:
Alessandro Quattro
Rachele
- la psicopedagogista:
Patrizia Romeo
Didascalista:
Roberto Rustioni
Alessandro
Riva:
Marco Vergani
hamelin
E’
una parabola contemporanea della fiaba “Il pifferaio di Hamelin”, che lo
stesso Mayorga richiama spesso nel testo. Hamelin
è l’inchiesta di un giudice istruttore intorno ad un caso di presunte
molestie sessuali subite da un bambino. In scena agiscono il giudice e la sua
famiglia, l’accusato, la vittima e la sua famiglia, una psicopedagogista e il
didascalista, voce dentro e fuori dalla storia, che la racconta, la osserva, vi
agisce e quindi, a volte, la modifica. In scena è anche la città, gli
spettatori, che sono chiamati in causa a giudicare, ad interrogarsi sulla
validità del proprio sguardo e sulla natura stessa del mezzo, del teatro.
In
Hamelin le incertezze dominano il
gioco investigativo, alla ricerca non di un territorio franco, ma dello sguardo
dello spettatore, guidandolo ad osservare le perversioni suscitate
dall’anonimato urbano e quelle che alimentiamo noi stessi, protetti da
un’idea puramente formale di ordine sociale.
Sono un uomo, niente di ciò che è proprio
dell’uomo mi è estraneo.
Terenzio
E
all’improvviso un mormorio d’ombre, un rumore sinistro ai nostri piedi ci fa
temere che i topi siano già qui, fra di noi.
E
mentre corriamo in cerca dei bambini, temiamo che il “c’era una volta” ci
raggiunga come una lingua nera. E che, come una profezia, si compia per noi la
fiaba.
Juan
Mayorga
Hamelin
è un’opera sul linguaggio. “Su come si forma e su come ammala il
linguaggio”, perché il linguaggio è un corpo vivo, può ammalarsi ed
ammalare la realtà. Una cosa è il nome che decidiamo di darle. La Verità è
questo: ciò che noi desideriamo sia, ciò che noi temiamo sia. A perdere in
questo gioco, sono coloro che non possiedono gli strumenti per dominare il
linguaggio: i più poveri, i più piccoli.
Manuela Cherubini