Dal
12 al 23 dicembre al Teatro Out Off
Elsinor, Teatro Stabile d'Innovazione, presenta
I TRIONFI
(cliccare l'icona per visualizzare le foto)
dal poema di Giovanni Testori
con Danilo Nigrelli
suono Franco Fisioli
adattamento Federico Bellini
realizzazione scene Sergio Cangini
regia Antonio Latella
In
questo stillicidio quotidiano di parole vuote, vane, vomitate senza una
necessaria urgenza, la parola di Testori è rara come un prezioso oggetto d'arte:
il verbo si fa carne.
I versi diventano musica dell’anima, dipingono la tela, la culla, il materasso che accoglie la carne, la lascia riposare, per poi diventare calda bara di un ammasso di carne svuotata, una macchia di sangue indelebile; traccia di ciò che è stato, sintesi di un eterno riposo.
L’uomo,
il suo corpo senza fronzoli, senza alcuna difesa sono la sola cosa da osservare
e continuare ad osservare, per scorgere - forse – la sua grandezza,
terribilmente perfetta, chiusa in una cornice che ne delimita lo spazio vitale, e
reale; quel perimetro della solitudine che ogni forma vivente possiede, e
che ogni forma vivente decide di infrangere o di preservare, come un’antica
cornice di inestimabile valore. E’ la vita la sola forma d’arte che non ha
prezzo. Essere e ancora essere.
Tutto
questo si avvolge in una spirale di versi, un vortice senza fiato, una danza
adrenalina, che da lontano perimetro si avvolge su se stessa, nel tentativo di
raggiungere il centro, il punto da dove tutto è partito; le grandi labbra che
hanno dato voce alla prima parola-pianto, a quel vagito da brivido, per la sua
sintesi, la sua perfezione; perché il primo respiro che si affaccia
all’esistenza, il verbo si fa carne, il feto bambino… ed è
l’inizio della morte. Un
testo straziante, la cui lucida poetica è un continuo gridare, domandare,
bestemmiare. Chi sono? Che cos'è l'uomo? Perché esisto? Che cos'è
l'arte? Nessuna risposta
l'uomo può dare, ma all'ultima domanda Testori ci invita a guardare la vita
oltre la forma, il definito; poi ci intima di rimanere in silenzio, di ascoltare
e di imparare. In questo viaggio che spezza il fiato , le parole si stampano
sulla pelle, e poi più giù nella pelle, e poi più giù nelle vene, nelle
viscere, nel sesso, nel sangue, cercano l’anima, la squarciano, frantumano
l’eterno senso di colpa che ci accompagna fin dalla nascita e diventano
testamento del proprio disperato ed unico esserci stato.
Sono felice che a farmi compagnia in questo primo viaggio con Testori ci
siano gli amici di Elsinor che hanno conosciuto il poeta e l’uomo Testori, e
sono orgoglioso che a ritmare questa maratona di versi ci sia un’atleta
dell’anima e della mente come Danilo Nigrelli, perché sono sicuro che metterà
totalmente a servizio la sua umile arte al canto e al grido di questo nostro
poeta.
Antonio Latella