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29
novembre > 9 dicembre al
Teatro Out Off
Teatro Valdoca, presenta
PAESAGGIO CON FRATELLO ROTTO
trilogia *
1 Fango che diventa luce
2 Canto di ferro
3 A chi esita
Regia e luci: Cesare
Ronconi
Parole: Mariangela
Gualtieri.
Con: Marianna Andrigo, Vanessa Bissiri, Silvia Calderoni, Leonardo
Delogu, Elisabetta Ferrari, Dario Giovannini, Gaetano Liberti, Muna Mussie,
Vincenzo Schino, Florent Vaudatin.
Musiche dal vivo: Dario Giovannini. Campionamenti: Aidoru e Paolo Aralla.
Scene: Stefano Cortesi Riproduzioni pittoriche e fondali: Luciana
Ronconi.
Costumi: Patrizia Izzo. Ricerca e struttura del suono: Luca Fusconi.
Sculture in legno: Florent Vaudatin
Ceramiche: Officina Vasi Cesena.
Macchinista: Federico Lepri
Segreteria: Mariaconcetta Mercuri
Organizzazione: Morena Cecchetti e Emanuela Dallagiovanna.
Consulenza amministrativa: Cronopios.
Produzione: Teatro Valdoca in collaborazione con
Teatro A.Bonci di Cesena, drodesera >centrale fies
Con il contributo di Ministero per i Beni e le Attività Culturali,
Regione Emilia Romagna e Provincia di Forlì-Cesena.
* Lo spettacolo dura
125 minuti con un intervallo tra la prima e
la seconda parte di 15 minuti
Cesare Ronconi è ad una svolta importante del proprio lavoro,
dentro un’impennata creativa che lo ha portato alla realizzazione di
un’opera di ampio respiro: una trilogia nella quale affresca tre paesaggi contemporanei. Al centro di questi paesaggi sta il
fratello rotto, ovvero un’umanità contraddittoria che è ad un tempo
vittima e carnefice, “che dà la ferita e la guarigione, che sa la mano tesa e
l’offesa”. A
questa razza d’amore e disperazione è dedicato PAESAGGIO CON FRATELLO ROTTO, con le sue tre tappe chiave:
Paesaggio uno: Fango
che diventa luce
Paesaggio tre: A chi
esita.
Le tre tappe, che
nascono ciascuna come opera in sé conclusa, sono proposte come unico,
grande evento teatrale in tre atti, con dieci interpreti coinvolti e musica
dal vivo.
I giovani attori in
scena sono cresciuti sotto la guida di Cesare Ronconi, in tre anni di lavoro.
Con questa trilogia il regista fa il punto sulla grande avventura vissuta
insieme a quest’ultima generazione di interpreti.
Il testo inedito di Mariangela Gualtieri, ricco
di riflessioni, esortazioni, visioni, nasce dal vivo delle prove e si lascia
guidare dalla forza visionaria della regia.
Alla stessa forza rispondono scene e costumi.
“In quest’opera
c’è il ritratto, l’istantanea, di qualcosa di attuale e invisibile.
C’è un dolore che
sembra riguardare soprattutto l’occidente: la spaccatura micidiale fra noi e
l’anima del mondo, quell’energia intuita e sempre tradita, che ci tiene
vivi.
Questa «anima del
mondo», taciuta con superiorità dalla scienza, rimpicciolita a corpuscolo con
macchie dalla religione, resa ridicola dalla razionalità, resa retorica e
melensa dalla lingua corrente, questo pezzo di brace cosmica che brucia nella
terra e in ognuno di noi, questo è ciò che viene fotografato in questa opera.
E’ anche fotografata la distanza fra ciò che sentiamo e il modo in cui
viviamo, fra il nostro dentro e il nostro fuori, per dirla semplicemente.
«Come siamo andati
lontano da ciò che ci tiene in vita!» grida la filosofia.
Qui appunto si
fotografa quella lontananza.
Non abbiamo smesso di credere nella forza della
poesia, di pensare ad uno spettacolo anche come atto di resistenza contro la
Signoria Attuale. Che cosa sia questa Signoria Attuale in parte tutti lo
sappiamo e in parte non lo sapremo mai: una forza, comunque, che tenta di fare
di noi un ovile muto, di deprimere la nostra vivezza, di metterci sulla schiena
pesi schiaccianti. Ci guardiamo intorno e scorgiamo ovunque segni invasivi di
questa forza indebolente. Pochi chilometri più in là la vediamo all’opera
coi suoi morti ammazzati e bombardati.
Ecco, ci muove una
voglia d’esortazione, una paura, una pietà. Soprattutto la voglia di tenerci
ben desti, di pronunciare parole troppo taciute, di cantare e ballare con la
potenza disarmata dei bambini.”
M.G.