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dal 29 marzo al 24 aprile
il Teatro Out Off presenta: 
LE SERVE
di Jean Genet
traduzione Franco Quadri
regia Lorenzo Loris
con
Elena Callegari (Solange); Lorenzo Loris (Madame); Dijana Pavlovic (Claire)
costumi Nicoletta Ceccolini
scene Daniela Gardinazzi
assistente scenografo Fabio Floris
luci Monica Gorla
consulenza musicale Andrea Mormina
 
produzione Teatro Out Off
 
 
Genet è considerato uno trai più grandi scrittori del nostro tempo, autore simbolo di tutto il Novecento, scrittore, poeta e drammaturgo che con il suo teatro ha rivoluzionato la forma stessa della tragedia moderna. Le serve,  tra i suoi lavori più importanti e riconosciuti, è messo in scena da Lorenzo Loris con la nuova traduzione di Franco Quadri. Come scrive Jean-Paul Sartre nello sterminato saggio "Santo Genet, commediante e martire": "Les Bonnes" di Jean Genet sono uno straordinario esempio di continuo ribaltamento fra l’essere e l’apparire, fra l’immaginario e la realtà".
Claire e Solange sono due cameriere al servizio di una ricca signora. Ogni qualvolta lei esce di casa le due donne si scambiano ritualmente la parte fra loro, interpretando a turno il ruolo della padrona e dell’altra collega. Il loro gioco diventa però sempre più pericoloso al punto che decidono di denunciare l’amante di questa con delle lettere anonime. Quando l’uomo viene scarcerato per mancanza di prove, per paura di essere scoperte, Claire e Solange cercano di assassinarla ma falliscono nell’intento e provano a eliminarsi a vicenda. Claire si uccide mentre Solange, dato che la polizia prenderà quel gesto come un omicidio, si prepara consapevolmente al destino che l’aspetta. Genet servendosi dell’artificio teatrale ci svela una perfetta "macchina infernale" in cui mette a nudo in modo straordinario la menzogna della scena. "L’apparenza" continuamente sul punto di farsi passare per realtà rileva senza tregua la propria profonda "irrealtà".
Nei testi di Genet ogni attore o attrice recita la parte di un personaggio che recita a sua volta una parte. Solange e Claire perpetuano la coppia, tanto cara all’autore maledetto, della Vittima e del Carnefice o meglio ancora della "Criminale" e della "Santa". Sacre o no queste serve sono dei mostri proprio come noi stessi quando sogniamo d’essere questa o quell’altra cosa. Dei mostri che ci permettono, rispecchiandoci in loro, come dice Genet: "di vederci come non sapremmo o non oseremmo vederci o immaginarci e tuttavia quali sappiamo di essere!", di mostrarci nudi nella solitudine e nella gioia, nel Bene e nel Male perché nel profondo tutte le cose sono incatenate e intrecciate in una invisibile disarmonia.
Ed è anche compito del teatro scrutare l’abisso che queste cose sottende perché con troppa superficialità distinguiamo il bene dal male come se i due non si fossero mai incontrati e affratellati.