Claire e Solange sono due cameriere al servizio di una ricca
signora. Ogni qualvolta lei esce di casa le due donne si scambiano
ritualmente la parte fra loro, interpretando a turno il ruolo della
padrona e dell’altra collega. Il loro gioco diventa però sempre
più pericoloso al punto che decidono di denunciare l’amante di
questa con delle lettere anonime. Quando l’uomo viene scarcerato per
mancanza di prove, per paura di essere scoperte, Claire e Solange
cercano di assassinarla ma falliscono nell’intento e provano a
eliminarsi a vicenda. Claire si uccide mentre Solange, dato che la
polizia prenderà quel gesto come un omicidio, si prepara
consapevolmente al destino che l’aspetta. Genet servendosi dell’artificio
teatrale ci svela una perfetta "macchina infernale"
in cui mette a nudo in modo straordinario la menzogna della scena.
"L’apparenza" continuamente sul punto di farsi passare per
realtà rileva senza tregua la propria profonda "irrealtà".
Nei testi di Genet ogni attore o attrice recita la parte di un
personaggio che recita a sua volta una parte. Solange e Claire
perpetuano la coppia, tanto cara all’autore maledetto, della
Vittima e del Carnefice o meglio ancora della "Criminale"
e della "Santa". Sacre o no queste serve sono dei mostri
proprio come noi stessi quando sogniamo d’essere questa o quell’altra
cosa. Dei mostri che ci permettono, rispecchiandoci in loro, come
dice Genet: "di vederci come non sapremmo o non oseremmo
vederci o immaginarci e tuttavia quali sappiamo di essere!",
di mostrarci nudi nella solitudine e nella gioia, nel Bene e nel
Male perché nel profondo tutte le cose sono incatenate e
intrecciate in una invisibile disarmonia.
Ed è anche compito del teatro scrutare l’abisso che queste cose
sottende perché con troppa superficialità distinguiamo il bene dal
male come se i due non si fossero mai incontrati e affratellati.