31 maggio e 1 giugno Caveau osteria: Un aperitivo da Mito

 

dal 3 al 29 maggio 2005

 

Teatro Out Off 

presenta

FINALE DI PARTITA       Recensioni

di Samuel Beckett  

traduzione di Carlo Fruttero

regia Lorenzo Loris

con Paolo Pierobon, Alessandro Genovesi, Giorgio Minneci, Elena Arcuri

scena di Daniela Gardinazzi

costumi di Nicoletta Ceccolini  

consulenza musicale Andrea Mormina

luci e fonica Luca Siola, Maria Pastore

foto di scena Barbara Balestra

  

Hamm, un padre cieco e infermo sulla sedia a rotelle, e Clov, (forse suo figlio adottivo)  destinato a stare in piedi per sempre, vivono in uno spazio senza tempo chiuso da quattro mura. Alle pareti ci sono due finestrelle molto alte da terra che si raggiungono soltanto per mezzo di una scaletta da cui si vedono distintamente la Terra e il Mare.

In questo luogo ci sono anche due bidoni dell’immondizia, in cui sono imbottigliati i corpi mutilati di Nagg e Nell, i due genitori di Hamm, che hanno perso le gambe in un incidente stradale mentre pedalavano su un tandem, uscendo da Sedan.

I due vecchi di tanto in tanto implorano la pappa e ricordano senza rimpianti i maltrattamenti inflitti a loro figlio,  mentre tra Hamm e Clov si stabilisce una serie continua di giochi di dipendenza reciproca dove uno è necessario all’altro per sopravvivere.

 Fino a quando Clov spia un bambino fuori della finestra.  Hamm allora si copre il volto con un fazzoletto e resta seduto sulla sua sedia a rotelle  perpetuando la propria infernale attesa.

 

La vita umana qui ci viene raccontata al grado zero della sua animazione, e tuttavia riscontriamo -una velleità di creazione- la stessa che ci anima e ci rende tutti noi viventi, “comici”. Perché è comica la vita.

“A che servo?” chiede Clov.  “A darmi la battuta”, risponde Hamm.

Basta essere in due, due qualsiasi e il dialogo scatta “Cos’è che mi tiene qui?”. “Il dialogo”, è la perfetta risposta, con il dialogo scatta l’azione.

“Dì qualcosa…qualche parola….che io possa rievocare…nel mio cuore”…..

La parola rimette in funzione il muscolo del cuore, e poi viene “tutto il resto” le ombre, i mormorii, tutto il male. Perchè comica è anche l’infelicità. Anzi, “non c’è niente di più comico dell’infelicità ,” ci insegna Beckett.