dal 3 al 29 maggio 2005
Teatro Out Off
presenta
traduzione di Carlo Fruttero
regia Lorenzo Loris
con Paolo Pierobon, Alessandro Genovesi, Giorgio Minneci, Elena Arcuri
scena di Daniela Gardinazzi
costumi di Nicoletta Ceccolini
consulenza musicale Andrea Mormina
luci e fonica Luca Siola, Maria Pastore
foto di scena Barbara Balestra
Hamm, un padre cieco e infermo sulla sedia
a rotelle, e Clov, (forse suo figlio adottivo)
destinato a stare in piedi per sempre, vivono in uno spazio senza tempo
chiuso da quattro mura. Alle pareti ci sono due finestrelle molto alte da terra
che si raggiungono soltanto per mezzo di una scaletta da cui si vedono
distintamente la Terra e il Mare.
In questo luogo
ci sono anche due bidoni dell’immondizia, in cui sono imbottigliati i corpi
mutilati di Nagg e Nell, i due genitori di Hamm, che hanno perso le gambe in un
incidente stradale mentre pedalavano su un tandem, uscendo da Sedan.
I due vecchi di
tanto in tanto implorano la pappa e ricordano senza rimpianti i maltrattamenti
inflitti a loro figlio, mentre tra
Hamm e Clov si stabilisce una serie continua di giochi di dipendenza reciproca
dove uno è necessario all’altro per sopravvivere.
Fino
a quando Clov spia un bambino fuori della finestra. Hamm allora si copre il volto con un
fazzoletto e resta seduto sulla sua sedia a rotelle perpetuando la propria infernale attesa.
La vita umana
qui ci viene raccontata al grado zero della sua animazione, e tuttavia
riscontriamo -una velleità di creazione- la stessa che ci anima e ci rende
tutti noi viventi, “comici”. Perché è comica la vita.
“A che
servo?” chiede Clov. “A darmi la
battuta”, risponde Hamm.
Basta essere in
due, due qualsiasi e il dialogo scatta “Cos’è che mi tiene qui?”. “Il
dialogo”, è la perfetta risposta, con il dialogo scatta l’azione.
“Dì
qualcosa…qualche parola….che io possa rievocare…nel mio cuore”…..
La parola
rimette in funzione il muscolo del cuore, e poi viene “tutto il resto” le
ombre, i mormorii, tutto il male. Perchè comica è anche l’infelicità. Anzi,
“non c’è niente di più comico dell’infelicità ,” ci insegna Beckett.