Premio UBU 2005 come migliore novità straniera
dal
16 novembre al 23 dicembre 2005
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BINGO
di
Edward Bond
traduzione
di Elena Dal Prà
regia
Lorenzo Loris
con
Paolo Pierobon (Shakespeare), Mario Sala (Ben Jonson), Lorenzo
Loris (William Combe), Tatiana Winteler (Vecchia; Joan), Francesco
Bolo Rossini (Figlio), Giorgio Minneci (Vecchio; Jerome), Giulia
Cailotto (Ragazza; Wally), Corinne
Castelli (Judith)
Interventi visivi Dimitris Statiris e Stefano
Bruscolini
scene Daniela Gardinazzi
costumi Nicoletta Ceccolini
consulenza musicale Andrea Mormina
luci Monica Gorla
assistente regia
Laura Casati
macchine teatrali – ideate e realizzate da Fabrizio Palla
produzione
Teatro Out Off
Loris, a
vent’anni di distanza dall’esperienza con un testo di Barrie Keef,
riprende il filo interrotto con quella generazione di autori inglesi di
cui anche Bond faceva parte.
La scelta di
Bingo ci mostra però un Bond
diverso rispetto a quei presupposti esasperati e metropolitani. L'andamento
macabro e bizzarro del dramma ci conduce qui nei dintorni misteriosi di una
favola nera.
Tra
fatti storicamente accertati e una realtà psicologica interpretata da Bond il
testo si focalizza sulla vicenda delle “recinzioni di Welcombe” in cui
Shakespeare aveva avuto delle precise responsabolità schierandosi con i ricchi
proprietari terrieri e abbandonando
al loro destino i poveri e il Consiglio Comunale.
Dopo i successi
londinesi il Bardo si è ritirato a Stratford ,in campagna, e ha comprato la
proprietà di New Place. E' ormai un uomo stanco e impotente nei confronti di un
mondo cinico e corrotto. A quei tempi si
pensava che l'universo fisico e
l'anima dell'uomo fossero così strettamente connesi tra loro, come parte di un
solo atto di creazione, che quando un uomo si comportava malvagiamente verso un
altro uomo il sole potesse oscurarsi e il caos soffocare la vita dello stato.
Ecco
allora che in quella casa e in quel giardino in cui Shakespeare aveva tanto
desiderato trascorrere anni di pace e di tranquillità la Natura sembra
esprimere il suo dissenso
attraverso manifestazioni abnormi e spaventose.
E quella proprietà diventa per il poeta il “teatro” del
suo incubo.
Edward
Bond,
drammaturgo inglese( 1934). I suoi
primi lavori miravano talvolta a sconcertare provocando i veti della censura
teatrale inglese. Nei primi anni '60, entra a far parte del Writer's Group,
riunito presso il Royal Court Theatre sotto la direzione del regista William
Gaskill. Si fece vietare Early morning, 1968, grottesco in cui la regina
Victoria viene presentata come lesbica. Contestò poi altri miti nazionali in Lear
(1971), riscrittura del testo scespiriano con esasperazione della violenza,
visione di un mondo allucinato dove impera solo una immotivata crudeltà. Bingo
è del 1973 e questa è la sua prima rappresentazione italiana.
Sviluppando
una poetica teatrale non naturalistica, Bond parte dal teatro epico per
spingersi oltre, usando la storia come ambientazione privilegiata da cui
osservare con un certo distacco gli eventi e le problematiche contemporanee. La
necessità di rinnovamento e sperimentazione lo spinge all'impiego di stili
diversi: dal realismo scarnificato dei primi lavori alla fantasia surreale, dai
toni farseschi, in Quando si fa giorno
(Early Morning, 1968, testo censurato), alla parabola brechtiana in La stretta via al profondo Nord (Narrow road to the deep North), e
ancora alla rivisitazione shakespeariana in Lear
(1971), come pure al mitico della tragedia greca in La donna (The Woman, 1978): testo presentato dall'autore nello
spazio dell'Olivier al National Theatre che prendendo spunto dai testi di
Sofocle e Euripide offre una rilettura della guerra di Troia da un punto di
vista prettamente femminile. Al centro del suo teatro si colloca l'umana specie
e la mutevolezza dei suoi valori: dapprima l'interesse è puntato su fenomeni di
alienazione e violenza, poi si rivolge alla causa di tali atteggiamenti
analizzando il potere nelle sue sfaccettature ( Il mare , The sea, 1973; Il
fagotto , The Bundle, 1978; Restaurazione
, Restoration, 1981) per approdare alla controversa questione della figura e del
ruolo del poeta nella società e i suoi rapporti con la classe egemone ( La
stretta via al profondo Nord , 1968; Bingo
, 1973 e Il giullare , The fool, 1975). Attento curatore della parte
riservata alla regia, B. si concentra sul testo quanto sugli attori, che devono
essere, nelle sue parole, «the illustrations of the story as well as the
speakers of the text [...] and not be swept by emotion» (gli illustratori della
storia e i portavoce del testo [...] e non lasciarsi trascinare dalle emozioni).
Nonostante la violenza, la crudeltà e in genere le immagini aspre e brutali del
suo teatro rimane uno dei più celebrati scrittori di “sinistra” ad essere
emerso dal teatro ‘fringe’ con vera originalità e grande forza per farsi
spazio nei teatri istituzionali: presso la Royal Shakespeare Company (RSC)
nell'85 con la trilogia The war plays
sulla guerra e l'olocausto nucleare e al Leicester Haymarket con Jackett
II nel '90.