gli attori provano una scena dello spettacolo

 

dal 20 giugno  al 2 luglio

TRE SORELLE            (cliccare l'icona per visualizzare le foto)

 

di Anton Cechov

traduzione di Gerardo Guerrieri

regia di Maurizio Schmidt

direzione musicale di  Silvia Girardi

con Stefano Annoni, Valeria Barreca, Paola Campaner,

Giorgia Coco, Rajan Craveri, Angelo Di Genio,

Michele Di Giacomo, Sara Fenoglio, Biagio Fontana,

Paolo Fronticelli, Maria Josè Revert, Alessandro Mercurio, Francesca Radaelli,

scene di Fabrizio Palla

costumi di Enza Bianchini

luci di Paolo Latini, Luca Siola

Movimenti e danza Elisabeth Boeke

Assistente alla regia Alberto Cavecchi

Foto di scena  Dorkin

 

Produzione Teatro Out Off in collaborazione con

Civica Scuola d'Arte Drammatica "Paolo Grassi"

 

 

I quattro atti del capolavoro di Cechov narrano le vicissitudini di quattro giovani che si trovano ad affrontare la vita orfani di entrambi i genitori. Andrej e le sue tre sorelle Olga, Masha e Irina sono figli di un defunto generale e vivono circondati da un coro di giovani militari inoperosi presso una guarnigione sperduta nella provincia russa. Nella casa paterna passa il tempo e si sgretolano i sogni del futuro; nessuno realizzerà il progetto di tornare a Mosca e la villa verrà espropriata dalla giovane moglie di Andrej, Natasha.

Tre Sorelle è ambientato in un mondo guerriero in crisi di identità davanti al sogno (che nel periodo della "depressione" russa pareva realizzato) della fine delle guerre. Tratta del crollo di un vecchio mondo, della felicità che il progresso porterà; i personaggi di questa, come di altre opere di Checov, si riferiscono in continuazione alla "vita che verrà" e mandano messaggi a "coloro che vivranno tra 100 o 200 anni" raccomandandosi a loro perchè le proprie sofferenze non vadano dimenticate, siano servite a creare un futuro migliore.

A cento anni esatti dalla morte di Checov è questo un punto assai toccante per chi ama questo autore, che è tra i grandi dell'epoca moderna il più misterioso e inafferrabile; certamente il più amato dagli attori per quell'indicibile canone teatrale all'incrocio tra vaudeville e dramma, per le sue mitiche "atmosfere", per i suoi personaggi ben delineati e un pò patetici. Il tema delle sofferenze di un'epoca di rivoluzione che avranno come premio la felicità dell'umanità tra 100 o 200 anni attraversa tutti i drammi maggiori da lui scritti alla fine della sua vita.

Anton Pavlovic Cechov morì nel 1905. Quindi parlava agli uomini "felici" che vivranno dall'anno 2005 al 2105. Cioè a noi.

Tre Sorelle pur essendo classicamente reputato un "cavallo di battaglia" per attori affermati, è in realtà un'opera su una generazione di giovani, senza padri e senza madri, che si affaccia sul nuovo secolo, il '900; essi ne vengono quasi tutti stritolati. Anche gli unici due personaggi adulti ( il nuovo comandante e l'ufficiale medico) sembrano adolescenti mal cresciuti.

Ha una particolare senso quindi, il fatto che lo spettacolo nasca dall'incontro di un gruppo di giovani attori con il testo di Cechov a cento anni esatti dalla sua morte. E il processo di realizzazione dello spettacolo, sotto la guida di Maurizio Schmidt, è stato assai particolare perché è consistito nella pratica delle note di regia che Stanislavkij scrisse per la prima realizzazione dell'opera presso il Teatro d'Arte di Mosca nel 1901.

 

L’idea della pubblicazione delle note di regia fu dello stesso Cechov, ma fu realizzata da Stanislavskij solo alla fine della sua vita (1938). Esse sono state recentemente pubblicate in Italia a cura di Fausto Malcovati per la casa editrice Ubulibri.  Ritratta di un documento unico e sensazionale: di uno dei più grandi autori di tutti i tempi abbiamo a disposizione sia la "parte" che la "partitura" originali; di uno dei più grandi teorici abbiamo a disposizione delle indicazioni che sono indice concreto degli stadi di avanzamento della sua ricerca: uno schema di 1160 gesti scenici con descrizioni molto particolareggiate di spazio, rumori, oggetti e gesti, con planimetrie dinamiche rappresentanti il movimento dei personaggi nello spazio.

Ecco quindi un gruppo di giovani attori all'inizio del nuovo millennio affrontare quelle sequenze di azione così antiche cercando di integrare con la propria fantasia quello che le note non possono tramandarci: il loro ritmo, il senso, l'intenzione. Provare a tornare in quelle scarpe che sono state di Mejerchold, Olga Knipper, Stanislavskij e rifare i loro gesti non nasce ovviamente dall'idea di poter copiare risultati scenici inconoscibili prima che irraggiungibili; permette un contatto diretto con quell'epoca di inizio secolo forse simile alla nostra che interroga così gli attori direttamente sull'antica storia di quelle Tre Sorelle che non andarono mai a Mosca, come spesso capita anche a noi.