29 maggio; 5 e 12 giugno CONTRASTI  POETICI  8a edizione 2006 

 

   "Vedo una rosa nelle tenebre"   

                                                                                           da "Pelleas et Melisande" di Maurice Maeterlinck

 

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dal 23 maggio al 10 giugno 2006    

PELLEAS ET MELISANDE             

di Maurice Maeterlinck

traduzione di Franco Quadri

regia di Lorenzo Loris

con,  Stefano Annoni, Paola Campaner, Angelo Di Genio, Sara Fenoglio, Biagio Fontana, Paolo Fronticelli, Alessandro Mercurio

Scene  Daniela Gardinazzi, Fabrizio Palla

Costumi  Nicoletta Ceccolini, Enza Bianchini

Progetto sonoro Dimitris Statiris e Alessandro Canali

Luci Luca Siola, Paolo Latini

Consulenza musicale Andrea Mormina

Intervento pittorico Giovanni Franzi

Assistenti alla produzione Ilaria Romano e Anna Cremona  

assistente regia  Laura Casati

Foto di scena Dorkin

 

Produzione Teatro Out Off  in collaborazione con Scuola D’Arte Drammatica Paolo Grassi


Il testo, nella nuova traduzione di Franco Quadri,  racconta la storia di una fanciulla, Melisande, che trovata in lacrime nel bosco dal principe Golaud, ignara del suo passato accetta di seguirlo e di sposarlo, andando ad abitare nel castello del re Arkel dove dimora anche il giovane fratellastro di Golaud, che si chiama Pelleas. Con lui la giovane si confida e manifesta la sua infelicità.

Tra i due nasce allora un’amore impossibile che porta alla tragedia per l’esplosione dei sospetti dovuta alla gelosia di Golaud.

In questo lirismo fiabesco e allucinato c’è un’umanità più forte e più violenta e più reale che in tante opere veriste.  

Maurice Maeterlinck è il poeta del mistero; il poeta delle forze sconosciute e fatali, che agiscono continuamente sopra noi e intorno a noi; lo spirito velato ed enigmatico che persegue le voci più remote delle più oscure latebre dell’anima.

La natura prende una parte attivissima nello svolgersi dei suoi drammi e con le sue ombre e le sue luci, coi suoi fremiti e i suoi sussurri parla continuamente agli uomini e accompagna l’avvento del destino.

Non si tratta quasi del teatro di un drammaturgo, ma del teatro di un mistico che è ricorso a questa forma soltanto per non rinunciare a quei mille espedienti e a quell’intima collaborazione collettiva, che potevano contribuire, più che mai a creare lo “stato d’animo” dello spettatore.

D’altra parte il sommo artista fiammingo non ha trascurato nessun elemento che potesse servire all’espressione compiuta del senso del mistero e con un vocabolario assai povero, ha saputo forgiarsi uno stile, che nelle gradazioni dei significati e dei suoni, riesce veramente a sprigionare tutto il simbolo dalla parola.

Maeterlinck ha sostituito alle potenze fatali “esteriori” le forze, che hanno sede nel subcosciente di ogni uomo, e ha colorato i suoi solenni orizzonti con un’alba di speranza, di giustizia, d’amore.

           

Non ci si può avvicinare al suo teatro fatto di “sospensioni” partendo dalla dimensione metafisica. Come per Beckett, di cui Maeterlinck è forse il precursore per eccellenza dobbiamo partire dal concreto, le emozioni dell’animo sono rivelate dalla forma della scrittura. Ed è un teatro molto stimolante in cui non bisogna intraprendere strade interpretative che già si conoscono, ma cercare cammini nuovi. Un teatro che spinse Debussy a musicare Pelleas et Melisande, un’ opera che ha inciso profondamente sul teatro lirico del Novecento a dire: “…il dramma di Pelleas;  nonostante il suo stile romantico contiene più umanità dei cosiddetti “documentari realistici” … …esiste un linguaggio evocativo la cui sensibilità è paragonabile a quella di un’opera lirica.”

  

Maurice Maeterlinck, ( poeta, commediografo e saggista belga).

Nacque a Gent, in Belgio il 29 agosto del 1862.

Dopo aver terminato gli studi di giurisprudenza si trasferì a Parigi dove venne in contatto con l’allora emergente movimento simbolista che ebbe una grande influenza sul suo lavoro.Nel 1889 divenne improvvisamente famoso dopo che il suo primo dramma, La Principessa Maleine, aveva ricevuto entusiastiche lodi da parte di Octave Mirbeau, critico letterario a Le Figaro. Negli anni seguenti, scrisse una serie di spettacoli simbolisti caratterizzati da fatalismo e misticismo, i più importanti tra i quali furono L’intrusa (1890) I ciechi (1890) e Pelleas e Melisande (1892, trascritto in forma di opera da Claude Debussy) Il suo successo più grande tra i contemporanei, fu il racconto di fate L’uccellino azzurro (1909). Gli venne conferito il Premio Nobel per la letteratura nel 1911.

Nel ’39 si trasferì negli Stati Uniti dove rimase fino al’47. morì a Nizza il 6 maggio 1949.  

 

Lorenzo Loris realizza all’Out Off un originale percorso  sulla drammaturgia contemporanea e del ‘900 tra cui ricordiamo: I costruttori d'imperi di B. Vian (1992); Una bellissima domenica a Créve Coeur di T. Williams (1996);  Intrattenendo Sloane di J. Orton (1997); Autunno e inverno di L. Noren (1997) ; Ritter, Dene,Voss di T. Bernhard (Festival di Spoleto,1999); La seconda eclissi di Roberto Traverso (Premio per un nuovo teatro italiano del 2000); Bruciati dal ghiaccio di Peter Asmussen (2001); Naufragi di Don Chisciotte di Massimo Bavastro (Premio della critica 2002); Zitti tutti! di Raffaello Baldini (2002); Un uomo è un uomo di B. Brecht (2002); Le serve di J. Genet (2003); Note di cucina di Rodrigo Garcia (2003); Finale di Partita di Samuel Beckett (2004); Bingo, di Edward Bond (2005) Premio Ubu 2005 come migliore novità straniera.