"Vedo una rosa nelle tenebre"
da "Pelleas et Melisande" di Maurice Maeterlinck
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dal 23 maggio al 10 giugno 2006
PELLEAS ET MELISANDE
di
Maurice
Maeterlinck
traduzione
di Franco Quadri
regia
di Lorenzo Loris
con,
Stefano Annoni, Paola Campaner,
Angelo Di Genio, Sara Fenoglio, Biagio Fontana, Paolo Fronticelli, Alessandro
Mercurio
Scene
Daniela Gardinazzi, Fabrizio Palla
Costumi
Nicoletta Ceccolini, Enza Bianchini
Progetto
sonoro Dimitris Statiris e Alessandro Canali
Luci
Luca Siola, Paolo Latini
Consulenza
musicale Andrea Mormina
Intervento
pittorico Giovanni Franzi
Assistenti
alla produzione Ilaria Romano e Anna Cremona
assistente regia
Laura Casati
Foto
di scena Dorkin
Produzione Teatro Out Off in collaborazione con Scuola D’Arte Drammatica Paolo Grassi
Il
testo, nella nuova traduzione di Franco Quadri, racconta la storia di una
fanciulla, Melisande, che trovata in lacrime nel bosco dal principe Golaud,
ignara del suo passato accetta di seguirlo e di sposarlo, andando ad abitare nel
castello del re Arkel dove dimora anche il giovane fratellastro di Golaud, che
si chiama Pelleas.
Tra
i due nasce allora un’amore impossibile che porta alla tragedia per l’esplosione
dei sospetti dovuta alla gelosia di Golaud.
In
questo lirismo fiabesco e allucinato c’è un’umanità più forte e più
violenta e più reale che in tante opere veriste.
Maurice
Maeterlinck è il poeta del mistero;
il poeta delle forze sconosciute e fatali, che agiscono continuamente sopra noi
e intorno a noi; lo spirito velato ed enigmatico che persegue le voci più
remote delle più oscure latebre dell’anima.
La
natura prende una parte attivissima nello svolgersi dei suoi drammi e con le sue
ombre e le sue luci, coi suoi fremiti e i suoi sussurri parla continuamente agli
uomini e accompagna l’avvento del destino.
Non
si tratta quasi del teatro di un drammaturgo, ma del teatro di un mistico che è
ricorso a questa forma soltanto per non rinunciare a quei mille espedienti e a
quell’intima collaborazione collettiva, che potevano contribuire, più che mai
a creare lo “stato d’animo” dello spettatore.
D’altra
parte il sommo artista fiammingo non ha trascurato nessun elemento che potesse
servire all’espressione compiuta del senso del mistero e con un vocabolario
assai povero, ha saputo forgiarsi uno stile, che nelle gradazioni dei
significati e dei suoni, riesce veramente a sprigionare tutto il simbolo dalla
parola.
Maeterlinck
ha sostituito alle potenze fatali “esteriori” le forze, che hanno sede nel
subcosciente di ogni uomo, e ha colorato i suoi solenni orizzonti con un’alba
di speranza, di giustizia, d’amore.
Non
ci si può avvicinare al suo teatro fatto di “sospensioni” partendo dalla
dimensione metafisica. Come per Beckett, di cui Maeterlinck è forse il
precursore per eccellenza dobbiamo partire dal concreto, le emozioni
dell’animo sono rivelate dalla forma della scrittura. Ed è un teatro molto
stimolante in cui non bisogna intraprendere strade interpretative che già si
conoscono, ma cercare cammini nuovi. Un teatro che spinse Debussy a musicare
Pelleas et Melisande, un’ opera che ha inciso profondamente sul teatro lirico
del Novecento a dire: “…il dramma di Pelleas;
nonostante il suo stile romantico contiene più umanità dei cosiddetti
“documentari realistici” … …esiste un linguaggio evocativo la cui
sensibilità è paragonabile a quella di un’opera lirica.”
Nacque
a Gent, in Belgio il 29 agosto del 1862.
Dopo
aver terminato gli studi di giurisprudenza si trasferì a Parigi dove venne in
contatto con l’allora emergente movimento simbolista che ebbe una
grande influenza sul suo lavoro.Nel 1889 divenne improvvisamente famoso dopo che
il suo primo dramma, La Principessa Maleine, aveva ricevuto entusiastiche
lodi da parte di Octave Mirbeau, critico letterario a Le Figaro. Negli anni
seguenti, scrisse una serie di spettacoli simbolisti caratterizzati da fatalismo
e misticismo, i più importanti tra i quali furono L’intrusa (1890) I
ciechi (1890) e Pelleas e Melisande (1892, trascritto in forma di
opera da Claude Debussy) Il suo successo più grande tra i contemporanei, fu il
racconto di fate L’uccellino azzurro (1909). Gli venne conferito il Premio
Nobel per la letteratura nel 1911.
Nel
’39 si trasferì negli Stati Uniti dove rimase fino al’47. morì a Nizza il
6 maggio 1949.
Lorenzo
Loris
realizza all’Out Off un originale percorso
sulla drammaturgia contemporanea e del ‘900 tra cui ricordiamo: I
costruttori d'imperi di B. Vian (1992); Una bellissima domenica a Créve Coeur
di T. Williams (1996); Intrattenendo
Sloane di J. Orton (1997); Autunno e inverno di L. Noren (1997) ; Ritter, Dene,Voss
di T. Bernhard (Festival di Spoleto,1999); La seconda eclissi di Roberto
Traverso (Premio per un nuovo teatro italiano del 2000); Bruciati dal ghiaccio
di Peter Asmussen (2001); Naufragi di Don Chisciotte di Massimo Bavastro (Premio
della critica 2002); Zitti tutti! di Raffaello Baldini (2002); Un uomo è un
uomo di B. Brecht (2002); Le serve di J. Genet (2003); Note di cucina di Rodrigo
Garcia (2003); Finale di Partita di Samuel Beckett (2004); Bingo, di Edward
Bond (2005) Premio Ubu 2005 come migliore novità straniera.