L’Out Off dal 1976 è
una realtà produttiva che si occupa di teatro in relazione a quanto
avviene di nuovo sulle scene, nella drammaturgia, nella danza, nella musica,
nelle arti visive. Dal
2004 ha
sede in via Mac Mahon, una sala da 200 posti moderna
e accogliente frutto di una ricerca estetica e funzionale e di una precisa
concezione artistica dello spazio teatrale. Nel 2007
il teatro ha
ricevuto dal Comune di Milano l’ Ambrogino d’oro per la sua attività
trentennale e dal 2008 è stato riconosciuto dal Ministero per i Beni e le
Attività Culturali Teatro Stabile di Innovazione.
Regista di riferimento dell’attività produttiva è
Lorenzo Loris
uno tra i registi più apprezzati della sua generazione.
“Out
Off, (fuori, anzi, più fuori) significava per noi allora, e continua a voler
dire ancora di più oggi, stare in disparte, evitare di inseguire il facile
consenso, stare esclusivamente dalla parte degli artisti per conoscere, capire e
interpretare meglio il presente.”
Così
definisce sinteticamente, il direttore artistico e fondatore
Mino Bertoldo
il significato di quella doppia
negazione (Out Off) e di quel simbolo, la X, divenuti
per tutti un segno emblematico del nuovo teatro.
L’Out
Off nasce nel 1976 nella storica cantina di
viale Montesanto. Qui, fino al 79 si presentano lavori di artisti quali Hermann
Nitsch, Otto Muehl, John Cage, Demetrio Stratos, Nanni Ballestrini, Franco
Battiato, i Magazzini, Joe Jones, Mario Marenco, Claudio Rocchi, Valeria Magli,
Flavio Pedrotti, Andrea Centazzo,
Giancarlo Schiaffini
, Alberto Grifi, Roberto Cacciapaglia, Maria Mulas, Gruppo Zaj, Alvin Curran,
Dal Bosco-Varesco, Patrizia Vicinelli, Steve Paxton, Alessandro Mendini e altri.
Questo legame forte con il mondo artistico sottolinea la particolarità
dell’Out Off che lo ha caratterizzato fin dai primi anni, un luogo
sperimentale sganciato dalle istituzioni, un ibrido all’interno del sistema
teatrale milanese.
Dopo
la chiusura nel 1979 di Montesanto l’Out Off attraversa un periodo
“nomade” alla continua ricerca di spazi per
proporre la propria attività. Questo limite diventa un terreno di lavoro
e la mancanza di un luogo scenico deputato finisce per rientrare nelle poetiche
dei lavori stessi caratterizzando il periodo 1980 - 1986
come una vera e propria drammaturgia degli spazi: emblematico è lo
spettacolo “Tartarughe dal becco d’ascia” di
Antonio Syxty
realizzato all’interno di una cella frigorifera con il pubblico avvolto in
coperte per resistere al freddo autentico, elemento fondamentale della
rappresentazione. (Lo spettacolo
diverrà poi nel 1999 un film, sempre diretto da
Antonio Syxty e
prodotto dal Teatro Out Off).
Nel maggio 1987 viene
aperta la nuova sede di via Dupré, un vecchio capannone utilizzato per la
carica delle bombole di gas, ristrutturato a sala teatrale con una capienza di
100 posti. Con la sede di via Duprè l’Out Off diventa a tutti gli effetti un
Teatro con una programmazione
continuativa di prosa mantenendo però
l’identità originaria di progetto aperto.
In questo spazio crescono i progetti teatrali attorno alle figure di
Antonio Syxty e
Lorenzo Loris, ma l’Out Off
diventa la casa di decine di gruppi e artisti che presentano i loro progetti o
trovano una sponda produttiva. E’
il caso di
Danio Manfredini
che realizza per l’Out Off i suoi primi spettacoli “Miracolo della rosa”,
“Misty”, “La vergogna” e “Tre studi per una crocifissione”; di
Antonio Latella
con il quale l’Out Off ha realizzato “Agatha” di Margherite Duras,
“Otello” di Shakespeare, “Stretta sorveglianza” di Jean Genet e
“Pilade” di Pasolini; di
Giorgio Fabbris
autore di alcuni cicli di “verbigerazioni” - una particolare tecnica di
improvvisazione teatrale con cui Fabbris ha affrontato il rapporto tra arte e
follia - e spettacoli di cui ha firmato il progetto e la regia quali
“Dopo Picasso solo Dio”, e il progetto “Becket Bunker” un omaggio
a Beckett realizzato a Trissino
(Vicenza);
Roberto Trifirò
interprete prima di diversi spettacoli prodotti dall’Out Off e poi anche
regista con “Non si sa come” di Pirandello, “La confessione” di Arthur
Adamov, Richard II – Studio per autoritratto;
Monica Conti
che con l’Out Off ha realizzato “Aprile a Parigi” di John Godber,
“Killer Disney” di Philip Ridley, “La signorina Else” di Arthur
Schnitzler; “L’ultimo nastro di Krap” di Samuel Beckett; “Pasqua” di
August Strindberg.
Il
nuovo Out Off è stato inaugurato il 2 novembre del 2004 con uno spettacolo
evento per Milano: “The Crying
body” di Jan Fabre a segnare il
legame che l’Out Off ha con questo artista (invitato vent’anni prima nel
1985 alla seconda edizione della rassegna Sussurri o Grida realizzata dall’Out
Off) e in generale con quel tipo di spettacolo sempre in bilico tra arte,
performance e teatro. La nuova sede dell’Out Off è in via Mac Mahon,
poco distante dallo spazio di via Dupré, nei locali dell’ex cinema Eolo di
proprietà comunale. Il teatro
dispone di una sala del tipo a scena integrata (senza palcoscenico rialzato) con
200 posti, raddoppiando quindi la capienza della
vecchia sede di via Dupré. Uno
spazio neutro, grigio, senza palcoscenico, senza quinte, senza sipario. Uno
spazio rigoroso ed essenziale dove non c’è separazione tra platea e spazio
scenico che come in un
teatro greco
aspetta solo di essere riempito dall’azione
degli attori.
La poetica
Il progetto artistico del
teatro Out Off si può definire come un percorso di rinnovamento
dei linguaggi teatrali e della drammaturgia. L’attenzione per la
scrittura contemporanea è andata di pari passo con la ricerca della forma
teatrale soprattutto nel rapporto tra regia, recitazione e spazio scenico con
un’attenzione particolare al rapporto con le altre arti. Un lavoro rigoroso di
creazione, esperimento ma anche di documentazione, analisi e rilettura critica
della storia del teatro. Fondamentale
per uno sviluppo di questo tipo di linea progettuale è stato il rapporto
continuativo con il nucleo artistico (registi, autori, attori, musicisti) che ha
permesso di costruire nel tempo un’immagine pubblica molto definita della
nostra attività. L’idea di fondo che alimenta oggi questo progetto attraversa
le due anime artistiche dell’Out Off che riguardano sia la vocazione ad
interpretare il contemporaneo, anche nelle sue espressioni più estreme e
“sperimentali”, sia la necessità di confrontarsi
con la drammaturgia del ‘900 e i grandi autori del passato.
Queste due anime convivono spesso all’interno di uno stesso progetto,
come nel confronto con i grandi autori del passato, affrontati con una
sensibilità e una pratica di lavoro tali da parlarci con un linguaggio
contemporaneo.
Ad
incarnare questo progetto è il regista stabile Lorenzo Loris che in
più di vent’anni di collaborazione con l’Out Off ha realizzato un originale
percorso attraverso la drammaturgia contemporanea e del Novecento: da Boris Vian
a Tennessee Williams, a Joe Orton
e Lars Noren, da Thomas
Bernhard a Bertolt Brecht per arrivare ai contemporanei,
tra i quali, Peter Asmussen, scrittore danese e sceneggiatore di Lars Von
Trier, Edward Bond (Premio Ubu
2005),
Roberto Traverso
(Premio Teatro di Roma - Per un nuovo Teatro italiano del 2000); Raffaello
Baldini, uno tra i massimi poeti italiani del ‘900,
Massimo Bavastro
, autore, di Naufragi di Don Chisciotte, (Premio Nazionale della Critica 2002),
Rodrigo Garcia. Negli ultimi anni Lorenzo Loris ha sviluppato un confronto
sempre più serrato con i massimi esponenti del ‘900 (Jean Genet, Samuel
Beckett, Arthur Miller, Harold Pinter, Jean-Luc Lagarce). Questo confronto lo ha
portato ad affrontare i grandi autori del passato (Maurice Maeterlinck, Henrik
Ibsen, Marivaux, Carlo Goldoni) con
un bagaglio di esperienze tali da permettergli un lavoro approfondito e rigoroso
sul testo, spesso con una nuova traduzione, con l’obiettivo di mettere in
sintonia, le parole dell’autore con la nostra contemporaneità. Ma l’Out Off
è stato ed è tutt’ora una “casa” dove hanno trovato accoglienza e sono
cresciuti un nucleo di attori che ha
stabilito un rapporto privilegiato con il Teatro Out Off e con il suo regista:
Elena Callegari
,
Gigio Alberti
, Mario Sala, integrati, di volta in volta, a seconda delle necessità di
cast, con altri attori, spesso con attori giovani provenienti dalle principali
scuole di recitazione. Questo metodo di lavoro si è basato negli anni sulla
continuità del rapporto progettuale di tutte le componenti professionali,
regista, attori, ma anche scenografo, costumista e musicista, in modo da rendere
riconoscibile sia culturalmente che stilisticamente, la linea artistica e
progettuale del teatro. E’
sicuramente da mettere in rilevo il lavoro nell’ultimo periodo della
scenografa
Daniela Gardinazzi e
quello della costumista
Nicoletta Ceccolini
così come quello relativo agli interventi video di Dimitri
Statiris e a quelli musicali di Andrea
Mormina. Collaboratori che hanno
contribuito a lasciare un segno preciso, di identità nelle produzioni
dell’Out Off.