Teatro Out Off con il contributo del Comune di Milano, Cultura e Musei – Spettacolo, Provincia di Milano – Settore Cultura, Regione Lombardia , Assessorato alle Culture, Identità e Autonomie della Lombardia
dal 2 al 6 novembre 2004, presenta
una produzione di Troubleyn (Antwerp-Belgio)
in coproduzione con Theatre de La Ville (paris-France), deSingel (Antwerp-Belgio)
con il supporto del Governo delle Fiandre e la provincia di Antwerp.
direzione, scene e coreografia: Jan Fabre
performers: Annabelle Chambon, Cèdric Charron, Els Deceukelier, Paolo Dos Santos, Ivana Jozic, Marija Stamencovic-Herranz, Geert Vaes, Coraline Lamaison, Helmut Van Den Meerschaut
assistente e drammaturgia: Miet Martens
disegno luci: Harry Cole & Jan Fabre
costumi: Daphne Kitschen & Jan Fabre
coordinamento tecnico: Harry Cole
foto di scena e immagine cartolina: Marten Van Den Abeele
Dopo la trilogia che ha consacrato al corpo spirituale (Sweet Temptations, 1991), fisico (Universal Copyrights, 1996) e erotico (Glowing Icons, 1998), il dittico The fin comes a little bit earlier (BUT BUSINESS AS USUAL), 1999 sul corpo-costume e As long as world needs a warrior’s soul, 2001 sul corpo insurrezionale, Fabre si spinge in The Crying Body sul fenomeno del corpo “en nage” (in un bagno di sudore/liquido/”in acqua”), in tutte le sue forme. The Crying Body si articola intorno a quello che Fabre chiama “le lacrime del corpo”, cioè le lacrime e la sudorazione, quelle secrezioni che il corpo produce quando è felice o triste, ansioso o malato, quando produce uno sforzo o prova un desiderio sessuale. Come il corpo reagisce di fronte al pericolo?, a una minaccia?, a una attrazione improvvisa?, al dolore?, a uno sforzo estremo?. Queste sono le domande affrontate in questo spettacolo che è il distillato di un laboratorio orientato all’improvvisazione (a Saragozza e a Lisbona, con presentazioni di frammenti a Limoges e Roma) e una anticipazione de La storia delle lacrime (The History of Tears, il seguito di Je suis sang) che sarà presentato a Avignone. The Crying Body si caratterizza come uno spettacolo nel quale la scena e i danzatori-attori formano un solo corpo: un’entità che ha il suo proprio linguaggio, le sue proprie leggi e è costituito da diversi fili narrativi. Che cosa l’uomo compone con queste lacrime, questo sudore, questo sperma, questa urina e altri succhi che secerne e come li esterna? Il corpo è più che mai presente. Vibra e si schianta (si rovina). The Crying Body esiste attraverso lo sforzo, il sudore e le lacrime. Lacrime non soltanto di dolore ma anche di gioia. In questo spettacolo le scene di gruppo si alternano a quelle individuali. Sulla scena volteggiano degli esseri anonimi che restano senza fiato, danzano, finiscono il proprio numero compulsivamente. Queste scene di gruppo sono intervallate da azioni individuali, molto forti, come quella della danzatrice Maria Stamencovic-Herranz che, a intervalli regolari, appare sulla scena come una passionaria piangente vestita di nero per raccogliere le lacrime e il sudore degli attori in un piccolo sacchetto di plastica. Ogni danzatore con il proprio intervento aggiunge un pezzo, anche minimo, al grande puzzle della “Storia delle lacrime”.
Fabre introduce in questo spettacolo due altri personaggi-cerniera che fanno regolarmente la loro apparizione sulla scena. La prima è una ragazzetta romantica interpretata da Els Deceukelier che, con una lunga pertica “buca” le nuvole perché liberino la pioggia che contengono.
Il secondo personaggio sembra uscito direttamente da un film muto comico. Si tratta di un vecchio uomo che, con la sua inseparabile bicicletta, barcolla sulla scena e disturba il lavoro degli attori con i suoi interventi maldestri.
Ciò che fa e chi è sarà chiaro alla fine dello spettacolo quando applica ai danzatori, in un bagno di sudore, dei cartelli sui quali è scritto “crying like a whore”, “crying like a saint”, “do you want to drink me” ecc. E che ci fa scoprire il senso e gli effetti miracolosi dei succhi del corpo umano.
Tutte queste scene si svolgono sotto gli occhi di Els Deceukelier il cui viso in primo piano è proiettato su uno schermo a grandezza naturale.
Un’Els che non sa fino in fondo se deve riderne o piangerne e che, sola e ripiegata su se stessa, sembra essere in preda a un dolore che si sforza di scongiurare o almeno relativizzare.
E’ il terzo occhio che veglia su questa fauna che si agita in questo ternario che è la scena.
(Hendrik Tratsaert)
Jan Fabre nasce ad Anversa nel 1958. Nel corso della sua attività ha sperimentato ogni genere di forma artistica. Eclettismo, irrazionalità e un forte rapporto con la tradizione figurativa fiamminga sono le costanti del lavoro di Jan Fabre. Come un artista rinascimentale, Jan Fabre tocca ciascuno di questi ambiti creativi - arte visiva, scrittura e teatro - con la stessa tensione e la medesima carica di fascino arcano e magia contemporanea.
Sono dei primi anni ’80 le performance fra teatro ed arti visive tra cui una polemica produzione della durata di ben otto ore. Alla Biennale di Venezia del 1984 presenta “Il potere della follia teatrale” (e poi a Milano, al Teatro Nazionale, all’interno della rassegna “Sussurri o grida” organizzata dall’Out Off) mentre nel 1990 conclude lo studio iniziato a Documenta 8 (Kassel) con la coreografia per la De Vlaamse Opera di Anversa. Nel corso degli anni ’90 comincia a lavorare sulla trasfigurazione del corpo umano . Tra i lavori più recenti anche raccolte di monologhi teatrali.
Nel 2000 Jan Fabre firma “As long as the world needs a warrior’s soul” una produzione sul “corpo in rivolta” con danzatori e attori e un gruppo di rock con il quale farà una tourné di due anni. Nell’estate dello stesso anno mette in scena “My mouvements are alone like streetdogs un solo di danza per Erna Omarsdottir, una produzione modesta ma molto apprezzata con la doppia metafora dell’uomo artista e della danzatrice cane/errante. Alla richiesta del Festival d’Avignone 2001 Fabre crea Je suis sang. In questo progetto davanti alla grandezza del Palazzo dei Papi dove riunisce 22 attori danzatori e musicisti sostiene la difesa in un discorso scritto di suo pugno in favore di un corpo fluido che non conosce nè il dolore nè la colpa. In seguito Fabre monta la sua personale interpretazione del Lago dei Cigni con le Koninklijk Ballet van Vlaanderen su una partizione di danza di piccoli passi. Nell’autunno 2002 e nella primavera 2003 parte in tourné con Perroquets et cobayes , una produzione teatrale su un laboratorio dei sensi, su rapporti uomini animali e accessoriamente sull’uomo che imita i pappagalli. Il 2003 è anche l’anno di L’Ange de la mort, una singolare fantasia sull’uomo post mortem scritto e concepito in tandem con William Forsythe. Nel monologo Etant Donnés che forma un dittico con Elle est et elle était, Els Deceukelier, incarna la sessualità femminile esposta allo sguardo dell’uomo e ne svela il meccanismo facendo così allusione a Duchamp e alla problematica sull’opera d’arte e sul modello. Il nuovo solo di danza Quando l’uomo principale è una donna, scritto per Lisbeth, si articola intorno alla forza (originale) della donna, la bellezza androgena e la voglia di volare. L’ultima sfida di Fabre consiste in una interpretazione del Tannhaüser la celebre opera di Richard Wagner. Questo progetto di grande levatura con orchestra, cantanti, coro, danzatori e figuranti è stata rappresentata nel giugno 2004 all’Operà nazionale del Belgio e al Munt/la Monnaie a Bruxelles. Quanto all’anno prossimo il lavoro di Fabre sarà sotto il segno The History of Tears (il proseguimento di Je suis sang) quando Fabre sarà il co -direttore artistico del festival d’Avignone.