TEATRO OUT OFF
XXXIX  STAGIONE 2014.2015

19 novembre > 21 dicembre (Prima Nazionale)
mart./ven. h 20.45, sab. h 19.30, dom. h 16
Teatro Out Off in collaborazione con 
“ArTransit, Performing Arts in Motion”
parte di “Viavai, Contrabbando culturale Lombardia-Svizzera” 
della Pro Helvetia e del Teatro San Materno
LA COGNIZIONE DEL DOLORE
da Carlo Emilio Gadda
adattamento e regia Lorenzo Loris
con Mario Sala, Claudio Marconi, Monica Bonomi, Nicola Ciammarughi, 
Cristina Caridi
scena Daniela Gardinazzi, costumi Nicoletta Ceccolini
musiche di Simone Spreafico, collaborazione movimenti Barbara Geiger
audio e video Alessandro Canali, luci e fonica Stefano Bolgè
foto di scena Agneza Dorkin









Da qualche anno il regista Lorenzo Loris compie un’attenta e approfondita ricognizione drammaturgica su Milano e sugli scrittori che hanno saputo interpretare la sua storia e la sua cultura e di cui troviamo i riflessi nella nostra contemporaneità. 
Questo  atteggiamento nei confronti del passato è una linea artistica programmatica che l’Out Off da anni affianca a un impegno sul fronte della ricerca di nuovi linguaggi scenici tesi a rinnovare e ridefinire il teatro.  
La messa in scena dei grandi autori del Novecento e degli autori contemporanei per noi ha senso proprio perché ci permette di capire il riflesso che la loro opera ha oggi sul teatro e più in generale sull’evoluzione della cultura e del costume. 
Il lavoro di Lorenzo Loris in questi ultimi anni si è soffermato in particolare su Gadda, Testori e Pasolini e questo, Arbasino lo aveva sottolineato in un suo scritto, trova una precisa linea di continuità proprio nella forza dell’invenzione linguistica comune ai tre autori, nella costruzione di  personaggi che affondano la propria identità nel loro tessuto storico e sociale. 
Gadda scrive e inventa una vera e propria lingua fatta di latinismi, francesismi, neologismi, calembour, ma usa  anche il dialetto restituendogli la dignità di idioma originario e popolare. 
“La cognizione del dolore” si collega così a un percorso  sulle radici novecentesche di Milano inaugurato nel 2010 dal regista Lorenzo Loris con “La Gilda del Mac Mahon” racconto di Giovanni Testori che il regista adatta per la scena. Nel 2011 mette in scena  “L’Adalgisa”  tratto dai racconti di Gadda e in seguito nel 2013 nuovamente Testori con “In exitu” il suo testo scandalo ambientato nella Stazione Centrale di Milano.  E’ invece del 2014 la messa in scena che Lorenzo Loris fa di  “Affabulazione” di Pasolini, tragedia che il poeta volle ambientare tra Milano e la Brianza. 
Con “La cognizione del dolore” si chiude il cerchio di un secolo segnato profondamente dalla guerra la cui repulsione Gadda ci fa sentire nel profondo dell’animo umano.

INCONTRI SU GADDA 
In occasione della messa in scena de“La cognizione del dolore”  si svolgeranno una serie di incontri che introdurranno allo spettacolo approfondendo i vari aspetti della personalità artistica di Gadda.

19, 25 novembre, 2, 11 e 16 dicembre ore 20.45 - spettacolo a seguire
19 novembre Clelia Martignoni, Università di Pavia – Breve introduzione a “La Cognizione”
25 novembre  Andrea Silvestri, Politecnico di Milano – L’ingegner Gadda, l’ingegner Gonzalo
2 dicembre Guido Lucchini , Università di Pavia  - Studi filosofici di Gadda con riflessi ne “La Cognizione”
11 dicembre Giulia Fanfani   Università di Pavia - Le lettere inedite con il fratello Enrico: la tragedia della guerra
16 dicembre Ornella Selvafolta, Politecnico di Milano –  Gadda e le ville in Brianza 

Note di regia

Nell’opera di Gadda la città di Milano, o meglio, la Lombardia in particolare, oltre ad essere percepita come operosa, ci appare spesso come densa di vita: di una densità che è demografica ma anche, in una geografia fortemente umanizzata, di insediamenti e di opere. Agricoltura, artigianato, commerci, grandi industrie e grandi banche costituiscono un tessuto di attività, di relazioni e di funzioni nel quale il singolo individuo è o potrebbe essere armoniosamente integrato, partecipando al più grande disegno del benessere comune e del progresso. Questa immagine in parte vera e in parte illusoria della verde pianura e della sua metropoli costituisce per tutta l’opera di Gadda il polo positivo di una dicotomia fondamentale tra partecipazione-integrazione-vita da una parte e isolamento-solitudine-morte dall’altra, un polo negativo cui concernono le lande senza popolo, senza nemmeno popolo d’alberi, di altre regioni e paesi, e soprattutto le desolate lande psicologiche dei protagonisti de’ “La cognizione del dolore.”
Gadda, nel suo capolavoro, si scaglia contro il narcisismo e l’esaltazione egoistica e parziale dell’individuo incarnata dall’«io», il più lurido dei pronomi e giudica aspramente e condanna senza pietà la realtà che descrive.       
Ma la vera protagonista de “La cognizione del dolore” è la guerra, che per Gadda sarà sempre la Prima Guerra Mondiale. Quella che Gadda da giovanissimo ha combattuto davvero lasciandolo sgomento per un’intera vita. Quella consapevolezza di quanto possano essere crudeli gli uomini con se stessi e con i propri simili, una volta terminato il conflitto bellico, lo ha messo di fronte alla vita di tutti i giorni con una sfiducia verso il genere umano che ha condizionando fortemente la sua esistenza.  
Tutta la sua vita è stata attraversata da questo dolore profondo. Dall’impossibilità di dare una spiegazione alla propria iniziale scelta interventista. Dal profondo senso di colpa per la morte del fratello più giovane di cui si riteneva responsabile.
Ma una volta ripresi i contatti con la società del suo tempo non ha mai perso l’ occasione di denunciare ogni forma di protervia e di sopraffazione da parte dei dittatori della storia. 
Nella “Cognizione” a cominciare da Napoleone per poi finire a Mussolini e al ventennio fascista Gadda irride e mette alla berlina tutti coloro che per inseguire il loro delirio di onnipotenza  si sono resi responsabili di crimini verso l’umanità. 
E con una feroce ironia,  nel romanzo più significativo della sua vita che attraversa diversi momenti della sua attività di scrittore,  trasforma la Lombardia del periodo successivo alla Prima Guerra Mondiale   in un immaginario Sud America, il  Maradagal, Stato immaginario in cui si svolgono le vicende del romanzo, appena uscito da un “aspra guerra” col Parapagal.
La forte somiglianza dei nomi sta a indicare la qualità fratricida di ogni guerra.
Maradagal, Parapagal, nomi intercambiabili: ogni guerra è perduta perché si combatte contro se stessi e si soccombe di fronte ai fantasmi evocati dalla cupidigia e dalla follia.
Non a caso ognuno dei due paesi sostiene di aver vinto la guerra e ne addossa all’altro la terribile responsabilità.
L'ambiente reale che traspare dalle pagine dell'opera è però, per molti versi, quello lombardo della Brianza, durante il tempo del fascismo. 
A sua volta il protagonista, l'hidalgo-ingegnere Gonzalo Pirobutirro, è, in parte, una proiezione della personalità dell'autore. 
Nella rinuncia irosa al mondo banalmente felice degli "altri" e alle loro ottuse certezze, espressa da Gonzalo, come nell'ironia e nei feroci sarcasmi ricorrenti in Gadda, è ravvisabile la rabbia "privata" di un uomo che accoglie i principi borghesi ma si sente tradito dalla borghesia senza ideali dell'Italia fascista, nella quale non può riconoscersi. Seguendo i paralleli tra la vita di Carlo Emilio Gadda e Gonzalo Pirobutirro, il personaggio da lui inventato, ritroviamo l'enorme villa in cui visse l’autore a Longone in Brianza. In questa grande casa, si snocciolano piccoli fatti quotidiani e mostruose crudeltà, spesso di genere autolesionista. Affetto da una nevrosi, Gonzalo vive isolato in un ambiguo rapporto di amore-odio con la madre, da cui non sa staccarsi, ma alla quale rimprovera di aver sacrificato l'avvenire dei figli impegnando ogni avere nella costruzione di una villa, vissuta come una prigione, assurta a simbolo di prestigio sociale. Madre e figlio sono accomunati dalla "cognizione del dolore", ossia dall'esperienza di una profonda sofferenza. Essa deriva alla donna dalla morte di un figlio in guerra, a Gonzalo dal rifiuto e insieme dal desiderio di inserirsi nella società. Sopravvivere alla Guerra Mondiale è per Gonzalo (Gadda) come per la madre morire nella memoria sino a quando le immagini della sofferenza proiettandosi dal piano mentale sulla realtà fisica, completeranno la conoscenza del dolore nella forma della morte definitiva. 
Il testo è soprattutto l'analisi, attraverso figure oggettive, del nostro fondo psichico e di tutte le nevrosi condizionanti dell'esistenza. 
Ma come giungere a questa cognizione, ovvero quali strade percorrere per avvicinarsi alla nozione del dolore? Come fare del dolore non solamente argomento di trattazione ma dipingerne i paesaggi, i movimenti, i silenzi di personaggi creati a parole?
Poiché la “cognizione” del mondo si rivela lo scopo principale di ogni attività umana, dato che capire il caos significherebbe nello stesso momento dominarlo, Gadda non riproduce, non rispecchia la realtà, ma la indaga, la scruta, la ipotizza per darne l’immagine più completa e più veritiera. 
Da una parte, assistiamo alla fisicizzazione della realtà cioè ad un’immediata rappresentazione nei suoi minimi particolari della realtà anche più scabra e ripugnante; dall’altra, invece, si tratta della ricerca di un altrove, di quello che si cova oltre, sotto, dietro, al di là delle apparenze.
Proprio per la dimensione onirica del testo, nella messa in scena la scenografia sarà costituita da pochi elementi che verranno usati in modo simbolico a ricreare più un luogo della mente che un vero e proprio spazio realistico.
Gli attori che interpreteranno il testo diventeranno così, oltre ai loro personaggi che rivivranno in prima persona, anche lo spirito di Gadda stesso che ci racconta la storia e che aleggia su tutta la vicenda.


Lorenzo Loris






“La cognizione del dolore” partecipa a Milano Cuore d’Europa, il palinsesto culturale multidisciplinare dedicato all’identità europea della nostra città anche attraverso le figure e i movimenti che, con la propria storia e la propria produzione artistica, hanno contribuito a costruire la cittadinanza europea e la dimensione culturale.





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